L'ANALISI

Sindrome da derby, inizio horror e formazione discutibile: la sconfitta nel derby è tutta di Chivu

Ancora una volta l'allenatore romeno non è riuscito a raddrizzare una sfida contro il Milan: le ha perse tutte e stavolta ha molte colpe

di Enzo Palladini
01 Nov 2026 - 08:00
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Non c’è niente da fare, chissà quando l’Inter riuscirà a togliersi questa sindrome da derby. Forse quando non ci sarà più nessun reduce dell’ultima stagione di Simone Inzaghi, quella del clamoroso crollo finale. Dal derby che sancì la conquista dello scudetto della seconda stella, la squadra nerazzurra non è più riuscita a vincere. In 8 confronti ha portato a casa solo 2 pareggi, collezionando 6 sconfitte, anche nei momenti in cui le differenze in classifica a favore dell’Inter erano elevate, anche quando sembrava che il Milan non avesse possibilità di ripresa.

Non è una questione di allenatore. Vero che Chivu in un anno e mezzo ha perso tutti i tre derby, ma anche l’ultimo Simone Inzaghi non aveva scherzato, facendosi travolgere nella semifinale di Coppa Italia. Nel frattempo, il Milan ha cambiato tutto, sono passati Fonseca, Conceiçao, Allegri e ora Amorim. Sono cambiati tutti i giocatori, ma non è servito a niente. La squadra – che per buona parte è ancora quella che perdeva agli ordini di Inzaghi – sembra votata al suicidio collettivo ogni volta che vede rossonero. Tutto tecnicamente inspiegabile.

Alla sindrome da derby va aggiunta la malattia cronica dell’Inter di quest’anno, la mezz’ora di nichilismo esibita a ogni gara. Zero idee, zero reazioni. Quando affronta altre squadre, magari se la cava con uno 0-1, ma il Milan ha giocatori forti al di là della posizione di classifica che occupa, non è una squadra che si possa sottovalutare. Eppure, anche questo peccato è stato commesso. L’Inter fa fatica a difendere, negli uno contro uno rischia sempre tantissimo, Akanji attraversa un periodo di forma molto discutibile, dopo il Mondiale non è più la sicurezza della passata stagione. Prendere tre gol in un tempo è un’anomalia evidente e qui entrano in scena molte responsabilità, al di là di quelle individuali dei giocatori.

Anche Chivu non è da assolvere, anzi. Se l’approccio è comunque una delle sue responsabilità, il cambio di modulo è un errore che pesa solo sulla sua coscienza. Lo aveva fatto Tardelli 25 anni fa e aveva beccato un 6-0 che non è mai stato vendicato. Ha messo Diouf trequartista dopo tanti mesi a lavorare su di lui da esterno, si è fidato dell’istinto di Sucic che invece non ha capito molto di quanto gli veniva chiesto. Ha lasciato solo Thuram contro tutta la difesa avversaria. Ha tenuto in campo Sucic che non stava capendo molto della partita.

I cambi spesso sono stati decisivi per l’Inter, questa volta sono stati tardivi e non molto sensati. Poteva anche servire qualche idea di Mkhitaryan, ma sarebbero serviti di più i muscoli di Pio Esposito per dare una mano a un Thuram che aveva la lingua fuori a forza di correre e lottare. Questa è una sconfitta che pesa molto sulla stagione dell’Inter, perché è la prima in campionato, perché ha messo in discussione moltissime certezze che erano state accumulate durante la prima parte della stagione. Il mese di ottobre doveva essere tra i più importanti dell’anno per la stagione nerazzurra, si chiude con una sconfitta decisamente umiliante, con la latitanza di una vittoria nel derby che manca da 922 giorni e con la sensazione che sia stata persa anche quella forza di reazione che contro le squadre piccole ha ancora la sua efficacia, contro quelle ambiziose e in Champions assolutamente no.