Ceccherini: “Delusione Cremonese, in panchina si soffre. Capisco le critiche di Vardy, la Serie A è cambiata”
Il difensore svincolato riparte a 34 anni: “Retrocedere senza giocare fa ancora più male”. Il ricordo di Protti: “Idolo fin da bambino, non dimentichiamolo”
di Paolo Borella© Getty Images
Vita da svincolati. Federico Ceccherini si ritrova senza contratto per la prima volta in carriera a 34 anni dopo l'addio alla Cremonese e valuta le offerte, soprattutto dalla Serie B e dall’estero: “Sceglierò di pancia, in base alle motivazioni e non per i soldi. Tranquillo? Difficile dirlo, ma mi alleno al massimo e vorrei tornare a divertirmi”, spiega l'esperto difensore in esclusiva a SportMediaset.
Il pensiero va subito all’ultima annata, alla retrocessione con la Cremonese vissuta in seconda fila (solo 9 presenze) e molto spesso dalla panchina: “Retrocedere è dura, farlo senza poter aiutare la squadra lo è ancora di più. La verità è che quando non giochi stai male e soffri, perché vorresti sentirti importante e partecipare. In carriera ho sempre giocato o comunque avuto i miei spazi”.
L’ottimo inizio con Nicola, la reazione abbozzata con Giampaolo, poi il verdetto della Serie B: “Difficile da accettare dopo un girone d’andata del genere. Il filotto di gare senza vittorie ha messo pressione sul gruppo e sicuramente ha pesato, per quanto la squadra si sia sempre allenata bene e sia rimasta in corsa fino alla fine”.
Poi la coda polemica di Jamie Vardy, che porta a riflessioni profonde. Prima di tornare in Inghilterra, l’attaccante ha criticato in particolare la mentalità di un campionato in cui ci si allena troppo e si arriva senza energie alle partite: “Non è il primo che lo dice, ricordo il paragone fatto da Calafiori tra Premier League e Serie A”, ragiona Ceccherini, “li capisco bene perché so che da loro ci si allena 40/50 minuti a massima intensità, mentre qui a volte si sfiorano le due ore con lunghe sedute. Le differenze ci sono, ma non è detto che quella sia per forza la strada giusta, per quanto il ritmo in Premier è sicuramente superiore”.
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Il difensore ex Verona e Fiorentina, tra le altre, ragiona su come è cambiata la Serie A nei suoi oltre 10 anni di militanza: “Noto più organizzazione tattica rispetto ai primi anni e una maggiore fisicità, questo complica la vita alle grandi quando affrontano le piccole. Forse si è persa un po’ di qualità individuale, mancano le giocate dei singoli: un tempo ogni squadra aveva 3 o 4 giocatori in grado di spaccare la partita”.
Il mercato è appena iniziato, ma oltre alla Serie B (si è parlato di un tentativo dell’Arezzo, ndr), per Ceccherini potrebbero aprirsi altre possibilità all’estero, dove ha già fatto un’esperienza in Turchia, al Karagumruk, nel 2023/24: “Con Lasagna, Sirigu, Biraschi e Bertolacci in quel momento, una piccola colonia italiana. Ecco, quello era davvero un campionato diverso dal nostro: calcio più fisico, però mancava quasi del tutto la parte tattica. Si attaccava da una parte e dall’altra senza esclusione di colpi”.
Prima del nuovo capitolo, ovunque sia, per il centrale veterano un po’ di riposo, anche nella sua Livorno: “Anche io giocavo nel Gabbione come Allegri”, sorride, “è diverso dal calcetto perché il campo ha le sponde e la palla non si ferma mai. Una vera e propria scuola nei tornei estivi ai tempi delle giovanili”.
Anni in cui Ceccherini si affacciava alla prima squadra livornese con un idolo su tutti, a cui adesso va un pensiero sentito: “Igor Protti. Andavamo allo stadio Picchi a vederlo, ero in curva o a bordo campo come raccattapalle. Negli anni l’ho conosciuto e si creò un bel legame, provò anche a portarmi a Catania quando collaborava con la dirigenza. Una bravissima persona, si è meritato l’applauso della sua gente e mi auguro che non sarà dimenticato”.