Buoni e Cattivi: Callejon è un matador, a Inzaghi premio Mistero

La consueta rubrica del nostro Matteo Dotto sul posticipo domenicale

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Tre gol, tre pali (e mezzo: l'ultimo, di Callejon, in netto fuorigioco con l'eventuale gol che sarebbe cioè stato annullato dal Var), tante occasioni. Insomma, un festival del bel calcio al San Paolo. Nonostante la copiosa pioggia che ha contraddistinto larga parte della partita e nonostante la tristezza che mette lo stadio che fu di Maradona sempre semivuoto, con quel primo anello abitato solo da sporadici steward... Onore al merito del Napoli che sale a -6 dalla capolista in attesa di Juventus-Chievo e tiene vivo un campionato altrimenti di una noia mortale.

PREMIO MATADOR - Primo gol in campionato di Josè Luis Callejon, a segno 57 volte nelle precedenti cinque stagioni italiane in maglia Napoli. Chissà, magari gli avrà fatto bene nell'occasione la fascia da capitano indossata per le assenze dell'infortunato Hamsik e dello squalificato Insigne. Ma l'ex Real Madrid ha anche un altro grande merito che magari non gli verrà riconosciuto dal tabellino: ha provocato le prime tre ammonizioni della Lazio guadagnandosi fallo (e conseguente giallo) prima su Milinkovic Savic e poi, due volte, su Acerbi. Insomma, una prestazione con la maiuscola. Se poi consideriamo che proprio dal fallo della prima ammonizione ad Acerbi è scaturita la splendida punizione mancina di Milik per il parziale 2-0 Napoli. Appena due minuti dopo il suo gol apri-partita.

PREMIO TUTTOCAMPISTA - Fabian Ruiz è forse la più bella sorpresa del Napoli ancelottiano. Ruba palloni, contrasta, lotta, imposta con classe cristallina. Insomma, numero 8 sulla schiena, voto 8 in pagella. Quasi un classico...

PREMIO MISTERO - Stimiamo Simone Inzaghi, ma vorremmo fargli una domanda diretta e secca: come fa Correa a non essere titolare? Entra nella ripresa e praticamente non sbaglia un pallone. Illumina il gioco offernsivo, con dribbling e assist, dà una mano dietro, mette in grande difficoltà la linea difensiva azzurra. Sua la palla per il (bel) gol in diagonale di Immobile. Insomma, il Tucu (da Tucuman, la sua provincia argentina di nascita) a 24 anni è maturo per una grandissima squadra. Veron lo aveva suggerito alla Samp nel gennaio di quattro anni fa, dopo una stagione e mezza in blucerchiato, due positive annate nella Liga al Siviglia. Forse gli manca qualche gol in più, ma è un crac. E in questa Lazio non può non giocare sempre...

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