Rinnovo Di Francesco, Monchi frena

"Abbiamo fiducia in lui, ma parlare di un nuovo contratto ora non ha senso"

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Il ds della Roma, Monchi, ha rimandato ogni discorso sul rinnovo di Di Francesco nonostante l'ottimo inizio di stagione. "Noi siamo molto contenti di Eusebio, abbiamo fatto una scelta importante puntando su di lui - ha detto a margine della presentazione del suo libro -. In questo momento non serve parlare di nuovo contratto. Credo che lui sia contento, noi siamo contenti, e non c'è miglior contratto di quello basato sulla fiducia reciproca".

Un direttore sportivo come si relaziona con un club in cui ci sono figure forti come Totti o De Rossi?
“Quando sono arrivato qui, avevo un obiettivo: capire la Roma. Che è una cosa diversa dal vederla da fuori. Oggi io sono molto felice, sono contentissimo di essere qui. Dovete capire che io sono andato via da casa mia, non è facile. All'inizio avevo paura, è stato difficile, ma ora qui sto benissimo”.

Perché la Roma?
“Ho capito che qui potevo trovare un posto simile a Siviglia, è stato questo il primo fattore fondamentale per la scelta. Devo dire che mi sono arrivate proposte da società magari con un nome più importante, ma ho voluto la Roma per due componenti: la mia parola d'onore e il progetto, che mi piace molto”.

Ci racconta un po' della tua vita qui...
“Dobbiamo differenziare due Monchi: mi trovo benissimo con Baldissoni, Gandini e tutta la società, di questo sono contento. Però a livello emotivo mi mancano la famiglia e gli affetti, credo che in futuro ci trasferiremo tutti qui. Questa città ha poi posti magnifici da visitare”.

Il rapporto con Totti.
“Lui mi ha fatto sembrare facile ciò che non lo era. Alla mia prima conferenza ho detto che avrebbe terminato la propria carriera da giocatore, è stata dura ma devo dire che la scelta è stata giusta: prima ci avevo parlato e questo è stato fondamentale. Ora mi trovo molto bene con lui, si sta applicando in queste nuove vesti. Stiamo lavorando insieme e faremo cose importanti”.

Ha detto che Schick non era il prototipo ideale di ciò che cercavi, magari però può essere di più...
“Il direttore sportivo deve essere vicino ad allenatore e società: deve guardare al presente ed al futuro. Ho visto che anche il Siviglia sta operando così, hanno preso Arana che è un talento del Corinthians. Ad esempio, ora abbiamo tre terzini destri, ma se si presenta un futuro Dani Alves non possiamo dire di no”.

Un commento sul girone strepitoso di Champions.
“Mi manca un piccolo pezzetto: la vittoria che dovremo ottenere a Verona. Sappiamo che dopo tanto successo, qui a Roma, ci si accontenta un po'. Lo dobbiamo fare. La vittoria contro il Chievo, se arriverà, sarà più importante di quella con il Qarabag. Non ci possiamo fermare, dobbiamo continuare per arrivare a quello che i tifosi vogliono”.

In che momento avete deciso che Di Francesco sarebbe stato l'uomo giusto per la Roma?
“Qui c'è un testimone: Mauro Baldissoni. Lui conosce la mia impressione la prima volta in cui abbiamo parlato con Eusebio. Quando sono uscito da quell'incontro mi ero convinto che Eusebio sarebbe stato perfetto per il nostro progetto. Siamo molto soddisfatti di Eusebio. Abbiamo fatto una scelta importante. Abbiamo fiducia in lui”.

Una delle sue strategie è mantenere i pilastri della squadra: qual è stato finora il rinnovo più difficile? E quanto manca a quello di Florenzi?

“Difficile nessuno. Tutti volevano restare qui, Daniele, Kevin, Radja, Federico, Kostas e Diego: tutti volevano restare. Questo rende le cose più facile. Se il calciatore vuole andare via invece è impossibile. È anche un merito della società. Tutti avevano possibilità d andare in squadre importanti: questo dice molto della crescita della società. Quello di Florenzi è il prossimo obiettivo”.

Quanto sente sua questa Roma?
“Io sono della Roma, la Roma non è mia. Sono fortunato di essere arrivato in una squadra in cui prima di me ha avuto uno dei migliori ds del calcio italiano. Quando ho iniziato a Siviglia non c'era nulla, qui c'erano già grandi giocatori. La domanda è quanto potrò apportare io alla Roma”.

Avrebbe preferito avere Totti come calciatore o ora come dirigente?

“Tutti i direttori sportivi del mondo lo vorrebbero come giocatore. Ma una volta che ha smesso da giocatore, mi ritengo fortunato a lavorare insieme a lui. Mi porta a conoscere tante cose di Roma che sono importanti per me. E credo che lui sia contento accanto a me. Inizia a conoscere qualcosa che per lui è nuova, dopo un percorso incredibile da calciatore. Possiamo continuare insieme e fare cose importanti per la Roma”.

Perché ha scelto di venire alla Roma?
“Ho immaginato che qui avrei potuto trovare un posto simile a Siviglia in cui lavorare. Dopo questi mesi posso dire di non aver sbagliato. È vero, ho ricevuto delle proposte da squadre importanti. Ma avevo dato la mia parola ed ero convinto che Roma fosse il posto più interessante e adatto al mio modo di lavorare”.

C'è un rapporto particolare tra lei e Pallotta. Come lo ha conquistato?

“Ho un bel rapporto, di questo deve rispondere lui (ride, ndr). Io non posso avere nemici giallorossi, mi trovo molto bene con tutti i componenti della società, deve essere così. Quando ho parlato con il presidente è stato sempre trasparente, forse è stata questa la chiave. E' importante questo rapporto, ma lo è anche quello con tutto il resto della società”.

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