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roma, spinazzola: "ora sogno tirana"

Quattro minuti gli sono bastati per ritrovare la felicità. Per Leonardo

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Quattro minuti gli sono bastati per ritrovare la felicità. Per Leonardo Spinazzola quello di ieri al 'Franchi' è stato un momento atteso a lungo durante quei dieci mesi in cui il temo sembrava non passare mai. Ora invece si sente di nuovo un calciatore, in Fiorentina-Roma è entrato al 90' e ha giocato solo i 4' di recupero, ma tanto gli è bastato per cancellare quel brutto ricordo dell'infortunio, rottura del tendine d'Achille, del 2 luglio scorso in nazionale contro il Belgio. Poi aveva celebrato, con le stampelle, il trionfo europeo suo e dei compagni a Wembley, prima dell'operazione e di tutto ciò che ne è seguito. Adesso è tornato in campo e dice a Rai Sport che "al rientro ho pensato tanto, ma prima ancora è stato bello allenarmi con i compagni e non più da solo. E' stato bello e sono felice, peccato per il risultato di Firenze". La paura di non farcela ammette che c'è stata: "sì, ho pensato di non riuscire a rientrare - racconta -: nei primi 3-4 mesi pensavo di mangiarmi l'infortunio, poi mi ha mangiato lui lentamente. Ora sono qui, felice. Non vedevo l'ora di tornare in campo e anche 3-4 minuti sono importanti per queste partite che mancano". Nel suo ruolo si sono alternati Vina e il giovane Zalewski, ultima invenzione di Mourinho, ma la gente aspetta lui e oggi sono stati tanti i tifosi che hanno chiamato le radio locali per dire che lo vorrebbero in campo dall'inizio nella finale di Conference League del 25 a Tirana contro il Feyenoord. Lui, Leonardo, sa che non è possibile e si gode "Una Roma che lotta, che vuole vincere, che sa giocare di squadra, sa attendere e quando giocare. E' una Roma molto forte, ora siamo sul più bello". Ma Tirana è una motivazione in più? "Speravo di arrivarci per la Roma, per i tifosi, ma anche per me - risponde -. È importante anche solo sognare di giocare la finale e sentirmi di nuovo me stesso e di dare un contributo alla squadra". E magari ci sarà di nuovo l'occasione di festeggiare, questa volta senza le stampelle.