Giovanni Malagò ha annunciato Roberto Mancini come nuovo ct della Nazionale. Il presidente Figc lo ha anticipato al Consiglio federale di oggi martedì 28 luglio e poi confermato in conferenza stampa: "La migliore scelta possibile, e dal punto di vista economico ha avuto grande sensibilità rispetto al budget federale. L'addio del 2023? Ho fatto tutte le valutazioni possibili ma so che si è scusato". Sul nome di Antonio Conte: "È un allenatore che ha una storia che parla da sola. Ho un buonissimo rapporto con lui, ma qui qualcuno continua a ragionare in modo diverso rispetto alla realtà di oggi, che non è la realtà di ieri". In seguito è arrivata la conferma ufficiale sui profili social azzurri.
In attesa della firma del nuovo allenatore azzurro, si lavora anche al Club Italia: Claudio Ranieri ha accettato di diventare direttore tecnico ("Chiellini? Non contatto chi è sotto contratto con un club" ha detto il presidente Figc) mentre Gabriele Oriali potrebbe tornare come team manager.
Malagò ha anche parlato di Maldini e Leonardo: "Ho passato più tempo con loro che qualsiasi altra persona negli ultimi 15 giorni. Paolo e Leo sono stati dei signori, schietti, sinceri e onesti. E anche da parte mia, permettetemi, la posizione è stata altrettanto schietta. Comunque ci siamo lasciati senza polemica, li ringrazio".
Se per la panchina Mancini resta in netto vantaggio, la vera partita si gioca sul tassello del Direttore Tecnico. Claudio Ranieri è una candidatura che sta prendendo sempre più quota, soprattutto dopo le parole odierne di Chiellini. Già accostato agli azzurri nelle primissime fasi della gestione Malagò, Don Claudio rappresenta il profilo d'esperienza, equilibrio e carisma ideale per gestire un momento così delicato.
Giorgio Chiellini, Chief Club Affairs Officer della Juventus e Consigliere Federale, ha parlato prima del Consiglio Figc: "In relazione a quanto è stato detto in questi giorni (la possibilità che diventi nuovo dt azzurro, ndr) voglio precisare che sono molto contento del mio ruolo alla Juventus e voglio essere in supporto al direttore Carnevali".
Alle 12 il presidente federale Giovanni Malagò parlerà nel Consiglio Federale, il tema all'ordine del giorno è ovviamente la nomina del nuovo ct azzurro. Sono 16 i consiglieri con cui Malagò si dovrà confrontare: tre per la Lega Serie A (Giuseppe Marotta, Giorgio Chiellini e Stefano Campoccia), uno per la Lega Serie B (Antonio Gozzi), uno per la Lega Serie C (Giulio Gallazzi), cinque per la Lega Nazionale Dilettanti (Ilaria Bazzerla, Giacomo Fantazzini, Daniele Ortolano, Sergio Pedrazzini e Giuliana Tambaro), quattro per l'Assocalciatori (Valerio Bernardi, Davide Biondini, Umberto Calcagno, Sara Gama) e due per l'Assoallenatori (Giancarlo Camolese e Silvia Citta).
Questi sono giorni particolarmente difficili per il presidente della Figc Giovanni Malagò: dopo le dimissioni lampo di Paolo Maldini e Leonardo — che lasciano di nuovo la Nazionale senza guida tecnica e dirigenziale a quasi quattro mesi dal disastro di Zenica — la Federcalcio deve infatti fare i conti con un'altra grana giudiziaria. Stando a quanto rivelato da Il Fatto Quotidiano, la Procura federale avrebbe aperto un'inchiesta ufficiale, sollecitata dalla Procura generale del Coni guidata da Ugo Taucer, per verificare la regolarità dei documenti presentati da Malagò in occasione della sua candidatura alle recenti elezioni federali. (qui l'approfondimento)
Di fronte alle polemiche e alle forti perplessità per il ruolo di testimonial di Pirlo per l'azienda di scommesse russa Fonbet e alla distanza rispetto ai proclami iniziali che accostavano la panchina azzurra a profili come Pep Guardiola, Malagò ha chiuso ogni spiraglio per le idee di Maldini e Leonardo. Dopo una fitta serie di contatti telefonici, la decisione di Malagò è stata netta: "Pirlo è stata una scelta infelice, ma il presidente sono io, a questo punto mi assumo la responsabilità e decido". [qui l'approfondimento]
Se per la panchina Mancini resta in netto vantaggio, la vera partita si gioca sul tassello del Direttore Tecnico. Sulla scrivania di Malagò ci sono tre profili d'alto livello, ciascuno con caratteristiche ben precise: Claudio Ranieri è una candidatura che sta prendendo sempre più quota. Già accostato agli azzurri nelle primissime fasi della gestione Malagò, Don Claudio rappresenta il profilo d'esperienza, equilibrio e carisma ideale per gestire un momento così delicato. Poi ci sono le ipotesi Giorgio Chiellini e Beppe Bergomi. Due leggende del nostro calcio a cui era già stata chiesta la disponibilità prima dell'arrivo di Maldini. I loro nomi restano caldissimi: gioventù, leadership ed esperienza internazionale al servizio della maglia azzurra. Le prossime ore saranno decisive per chiudere il cerchio e dare il via al nuovo corso della nazionale. Malagò vuole stringere i tempi: la ricostruzione dell'Italia non può più attendere.
Le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo sono state comunicate dai due ieri una volta appreso che Andrea Pirlo non sarebbe divenuto allenatore della Nazionale e che il nome di Thiago Motta non scaldava più di tanto Malagò. Anzi, l'impressione dei due è che la questione russa fosse un pretesto per fare fuori un nome che non aveva mai convinto il presidente federale, dando la certezza che l'autonomia promessa in fase di nomina fosse più di facciata che altro. Non a caso, ragionano Maldini e Leonardo, sono tornati subito in auge i nomi di Roberto Mancini e Antonio Conte, scartati praticamente da subito dagli ormai ex dirigenti azzurri.
E allora meglio andarsene piuttosto che restare senza autonomia decisionale, questo il pensiero di Maldini e Leo che non hanno ancora commentato ufficialmente anche se il Corriere della Sera fa trapela un pensiero condiviso da entrambi: "Non vogliono il cambiamento".
Sembrava tutto deciso e invece il futuro della panchina azzurra è più incerto che mai. Con Andrea Pirlo che ha fatto sapere via social di non essere più tra i candidati, Paolo Maldini e Leonardo hanno rassegnato le dimissioni. Un addio che apre la strada al ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale. Il Mancio è da sempre il candidato preferito di Malagò e con l'addio del dt e del suo advisor è tornato prepotentemente in pole position, superando anche Antonio Conte, l'altro nome forte per la panchina azzurra. [Qui l'approfondimento]