L'ANALISI

Napoli, il messaggio scudetto di Osimhen e la nuova rivoluzione di Gattuso

L'attacco azzurro segna con ogni suo uomo, merito anche del nuovo modo di giocare imposto dall'allenatore

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Napoli, stupisce... chi si stupisce. Nel pre-campionato tanti addetti ai lavori, Antonio Conte su tutti, avevano avvertito della pericolosità degli azzurri in chiave scudetto, forse anche i più scettici si saranno convinti dopo aver rifilato quattro gol in 45' alla squadra che ha - tuttora - il miglior attacco della Serie A in termini di gol fatti. Il 4-1 all'Atalanta va comunque doverosamente sottolineato perché ottenuto con una facilità disarmante ad andare in rete, non spiegabile solo con la giornata nera degli avversari.

Non che per il Napoli, nel corso delle ultime stagioni, il gol fosse un problema ma il lavoro di Gattuso sta plasmando un modo diverso di attaccare, giocare e difendere, pur sempre nel nome delle ripartenze, micidiali quando hai frecce come Mertens, Lozano, Osimhen, Politano (e mancava Insigne...). La differenza sta nel riuscire a schermare meglio la pressione avversaria, positivo in tal senso il debutto di Bakayoko nei due mediani del 4-2-3-1 azzurro, con un giro palla meno insistito e stucchevole.

Sono tanti i meriti da ascrivere a Gattuso: l'abbraccio di Osimhen dopo il gol, il Lozano-bis (nel senso di un giocatore completamente diverso, in positivo, rispetto alla scorsa stagione), Koulibaly di nuovo ad alti livelli testimoniano che il gruppo lo segue e lo apprezza, e in campo si vedono voglia e divertimento.

Giusto comunque dedicare un capitolo a parte ad Osimhen, il giorno dopo la gioia della prima rete in maglia azzurra. Lasciare un segno nel tabellino è fondamentale per ogni attaccante, la sua importanza a livello tattico è indiscutibile visto che regala, per la prima volta da molti anni al Napoli, una punta che cerchi la profondità ma il nigeriano è soprattutto veicolo di un messaggio già lanciato in estate: gli 80 milioni spesi da De Laurentiis per acquistarlo erano stati una vera e propria dichiarazione di guerra alle rivali scudetto. Per questo, non stupisce che gli azzurri siano di nuovo seduti al tavolo delle grandi e vogliano restarci sino alla fine.

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