L'ANALISI

Motivazione, errori tecnici e l'assenza di Rabiot: ecco cosa ha frenato la rimonta del Milan

Prima sconfitta esterna della stagione in assoluto ma terza contro squadre di secondo piano: ecco dove vanno cercati i rimpianti di Allegri

di Enzo Palladini
16 Mar 2026 - 07:30
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C’entra sempre la Lazio. Poco meno di un anno fa, con il rigore di Pedro fermò l’Inter sul 2-2 consegnando di fatto lo scudetto al Napoli. Stavolta il gol di Isaksen potrebbe essere decisivo per riportare lo scudetto sulle maglie nerazzurre. Corsi e ricorsi storici che fanno colore e letteratura, al di là della vecchia amicizia tra i tifosi di Inter e Lazio che non sempre si è tradotta in favori reciproci tra le due squadre. Incluso il 5 maggio 2002.

Il Milan aveva riaperto il campionato al 70% battendo l’Inter nel derby, mettendole addosso una paura da rimonta che si è tradotta – almeno in parte – nel pari degli uomini di Chivu contro l’Atalanta. L’occasione di arrivare a meno cinque era straordinaria, soprattutto se si pensa che il calendario rossonero è più favorevole rispetto a quello nerazzurro. Ma forse proprio questo è il problema: il Milan gioca bene e vince le partite contro le avversarie più forti, perde punti contro quelle che non rientrano nella zona europea. Prima di perdere contro la Lazio, inoltre, era imbattuto fuori casa, dove aveva totalizzato 9 vittorie e 5 pareggi. Il grande rimpianto di Allegri può essere proprio questo: le tre sconfitte stagionali sono arrivate contro Parma, Cremonese e Lazio, mentre l’Inter ha perso contro il Milan (2 volte), il Napoli, la Juventus e l’Udinese. Eppure, i nerazzurri sono 8 punti sopra a 9 giornate dalla fine.

La ricerca delle spiegazioni per la sconfitta dell’Olimpico è un’operazione che va sviluppata a vari livelli. Prima di tutto c’è un problema motivazionale. È chiaro che la squadra nel suo insieme non è scesa in campo con gli stessi stimoli che aveva nel derby. Non ci ha messo la stessa attenzione e la stessa rabbia. Soprattutto pensando ad alcuni uomini-chiave. Leao, tanto per fare un esempio quasi scontato, ha disputato una gara svogliata e poco costruttiva. Il suo compagno d’attacco Pulisic ci ha messo qualcosa in più ma da tempo ha perso la precisione nelle conclusioni che aveva caratterizzato la prima parte della sua stagione. Molti uno contro uno sono stati persi dai milanisti contro attaccanti e centrocampisti della Lazio e anche questo è un segnale.

Tecnicamente è mancato di sicuro Adrien Rabiot. La sua presenza in campo è rassicurante per tutti, perché chi è in difficoltà sa sempre di poter contare sul suo arrivo in soccorso. Allegri ha provato a ovviare mettendo in campo i cambi di ritmo garantiti da Jashari anziché il ritmo regolare ma monomarcia di Ricci. Questo significa che nel Milan non sono tutti titolari né tantomeno titolarissimi: Maignan, Modric e Rabiot non possono essere sostituiti in maniera paritaria.

Resta qualche dubbio tattico, che ha ammesso anche Allegri nel postpartita. La squadra ha accettato troppo l’uno contro uno, ha dato spazio alle verticalizzazioni della Lazio (Isaksen e Daniel Maldini in particolare), è caduta nella trappola di Sarri che ha spiegato a Isaksen di puntare Estupinan e le sue lacune evidenti al punto di vista difensivo. Anche qui c’è stata un’altra coincidenza: l’uomo che ha risolto il derby e acceso la grande speranza della rimonta, è stato protagonista – questa volta in negativo – della successiva delusione.

Tre passi avanti, poi uno indietro. Campionato prima riaperto e poi parzialmente compromesso. Un ciclo, questo, che in piccolo rappresenta la stagione rossonera, fatta di grandi notti e grandi giornate contro avversarie di prestigio ma anche di voti bassi in pagella contro avversarie sulla carta più abbordabile. Nulla è perduto e nulla è guadagnato, ma tra 5 e 8 punti dalla prima c’è una differenza notevole. Anche perché guardando in giù, il 5° posto è 7 punti più sotto. Il Milan oggi più che mai deve seguire la filosofia del suo allenatore: si vive alla giornata, tenendo presente un solo obiettivo, il quarto posto. Poi magari succede il miracolo.