L'ANALISI

Milan-Atalanta, rossoneri a due facce: primo tempo migliore della stagione, poi il blackout

Da Salisburgo a San Siro due squadre completamente diverse, nessuna perfetta ma entrambe con molti aspetti positivi

di Enzo Palladini
18 Ott 2026 - 20:22
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Dimentichiamo per un momento l’ultima mezz’ora di sofferenza. Fino a quel momento si è visto probabilmente il miglior Milan della stagione, per atteggiamento in campo, per qualità di gioco, per ritmo mantenuto. Su quello scorcio finale c’è da riflettere ma ci sono anche delle attenuanti da concedere alla squadra rossonera, che ha giocato giovedì in Europa League (anche l’Atalanta ha giocato in Conference ma in casa e con un impegno un po’ più agevole) e soprattutto ha spremuto parecchio i giocatori destinati alla quantità.

Si è detto e scritto molte volte che Ruben Amorim non ha ancora trovato il Milan che vorrebbe. Però a questo punto bisognerebbe riflettere su quale esattamente sia questo Milan ideale. In quattro giorni ha schierato due squadre con volti completamente diversi. A Salisburgo c’era una difesa a quattro con le fasce ben presidiate da una parte e dall’altra grazie a Gila e Bartesaghi. È andata bene, anzi benissimo. Contro l’Atalanta, tutto diverso. È tornata la difesa a tre, con le due fasce affidate a giocatori molto offensivi come Chukwueze e Moreira. È andata bene anche in questo caso, almeno per un’ora. Quindi Amorim ha sfatato in pochi giorni la sua fama di allenatore “integralista”, ha modellato la squadra in base al tipo di partita che voleva fare, ha utilizzato Modric al fianco di Musah contro l’Atalanta e invece ha utilizzato giocatori da corsa in Austria. Ha portato a casa sei punti in quattro giorni con sette gol segnati e questo dal punto di vista pratico conta più di tutto il resto.

Quello che più conta invece per l’allenatore, conoscendo la mentalità di chi svolge quel mestiere, è sicuramente l’atteggiamento in campo. Il Milan si sta scrollando di dosso la timidezza e le incertezze che hanno accompagnato le prime gare di questa stagione. Vince molti duelli, in tutti i settori del campo. Ha trovato certezze tutt’altro che scontate. Il pacchetto difensivo Gila-De Winter-Pavlovic ha sviluppato un suo modus vivendi che sarà difficile da spezzare con l’inserimento di eventuali alternative. Vanno bene così e anche Maignan ha dimostrato di gradire. A centrocampo, la certezza di questa squadra si chiama Yunus Musah, proprio lui che per tutta l’estate è stato offerto a mezza Europa. Si accoppia alla perfezione con Modric, con Jashari e – anche se meno efficacemente – con Rabiot. Il motivo è semplice: l’americano cresciuto a Castelfranco Veneto corre per sé e per il compagno di reparto, recupera palloni al limite della sua area di rigore e senza grandi difficoltà li porta dalla parte opposta. Non a caso alla sua uscita sono arrivati i tremori per la squadra rossonera.  

Le riflessioni vanno fatte sulle fasce. Contro il Salisburgo, Bartesaghi ha offerto una prestazione di livello, ma probabilmente Amorim lo vede più come quarto difensore che come quinto centrocampista. Estupinan con l'Atalanta è entrato alla fine: meglio lasciar perdere. Moreira garantisce più spinta ma a volte ha qualche timore nel partire da troppo lontano, temendo di commettere un errore. Chukwueze a destra non riesce a trovare continuità e con il piede destro fa molta fatica, a differenza di Hutchinson che in Austria è stato molto brillante e ha giocato alcuni palloni di livello anche con il piede che non gli dà sicurezze. Qualcosa di buono da quest’ultimo si è visto anche contro l’Atalanta.

L’altro miglioramento notato tra Salisburgo e San Siro è relativo alla capacità di riempire l’area di rigore, come si usa dire adesso. A Salisburgo era stato Cissè a svolgere la funzione di centravanti aggiunto, con grande intelligenza tattica e grande rapidità di esecuzione, realizzando una tripletta nonostante le difficoltà di Camarda nello scontro fisico con due difensori avversari. Contro l’Atalanta il ruolo di seconda-prima punta l’ha svolto Pulisic, con caratteristiche diverse, meno dinamismo ma più classe. È Gonçalo Ramos che deve ancora recuperare un po’ di autostima, soprattutto dopo aver sbagliato il secondo rigore tirato in partita. Non sarà ancora un Milan perfetto, soprattutto c’è da lavorare su quelle incertezze dell’ultima mezz’ora, ma non è più nemmeno la squadra disorientata di qualche settimana fa. E Amorim si sta prendendo le prime soddisfazioni di questa complicata avventura.