Premier League: tre calciatori non si inginocchiano contro il razzismo, è polemica

18 Ott 2026 - 21:05
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Un ginocchio poggiato a terra, un gesto simbolico nato per denunciare il razzismo rischia di trasformarsi in un rituale svuotato di significato. È la critica al centro di una riflessione del Daily Telegraph, che torna sulla scelta di tre calciatori della Premier League di non inginocchiarsi prima delle partite, nell'ambito della campagna 'No Room for Racism' contro ogni forma di discriminazione. Ainsley Maitland-Niles dell'Everton, Issa Diop dell'Ipswich Town e Marc Guéhi del Manchester City hanno rinunciato al gesto nel fine settimana, senza spiegare le ragioni.

La loro decisione riaccende però il dibattito sull'efficacia di una protesta adottata dal calcio inglese nel 2020, sull'onda del movimento Black Lives Matter, e riproposta per la settima stagione consecutiva. Il quotidiano britannico richiama le parole pronunciate già nel febbraio 2021 da Wilfried Zaha, allora al Crystal Palace, che aveva definito l'inginocchiarsi "degradante", sostenendo che fosse più importante essere orgogliosi della propria identità e "stare in piedi a testa alta".  Un gesto ripetuto meccanicamente, disse il centrocampista, non è sufficiente a combattere il razzismo. Dubbi sull'impatto della protesta erano stati espressi anche da due internazionali inglesi.

Lucy Bronze si era chiesta se il messaggio conservasse la forza iniziale, mentre Alex Greenwood aveva riconosciuto il rischio che avesse perso efficacia. Secondo il Telegraph, l'iniziativa sarebbe ormai diventata una manifestazione simbolica, incapace di suscitare una reale riflessione, e il gesto importato dagli Stati Uniti, ha perso parte del contesto originario: nel 2016 il quarterback Colin Kaepernick si era inginocchiato durante l'inno nazionale americano per protestare contro le violenze della polizia. La lotta alle discriminazioni, conclude il commento, richiede strumenti più incisivi e duraturi, a partire dall'educazione. La Premier League ha esteso i materiali didattici contro il razzismo a oltre 19.000 scuole primarie in Inghilterra e Galles. Resta aperta la domanda sull'utilità di un rituale che, secondo i suoi critici, rischia di ridursi a una semplice formalità.