I loro gol e il loro rendimento marcano il solco tra le prime tre squadre della Serie A e le immediate insegutrici Roma e Juve
di Enzo PalladiniUn bomber dominante: questo fa la differenza tra una squadra che lotta per lo scudetto e una che può sperare nella qualificazione per la Champions League. Le cifre non mentono. Potevano mentire all'inizio della stagione, quando in testa alla classifica dei cannonieri si trovavano i nomi di Orsolini e Calhanoglu. Sembrava tutto concordato per dimostrare che questo è un campionato anomalo, che lo si può vincere anche con qualche sconfitta di troppo sul groppone. Ma il calcio non modifica la sua natura da un giorno all'altro, in Italia è vero che spesso vince chi subisce meno gol, ma è altrettanto vero che un attaccante in grado di garantire la doppia cifra garantisce qualche possibilità in più. Un po' come la storia dei soldi che non portano la felicità, salvo poi accorgersi che chi non ne ha è decisamente più triste.
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Quello che crea un solco (al di là dell'attuale situazione di classifica ancora ingarbugliata) tra Inter, Milan e Napoli e le due immediate inseguitrici, Roma e Juventus, è proprio questo: avere a disposizione un attaccante capace di monetizzare lo sviluppo del gioco. Lautaro Martinez con il gol al Bologna è salito a quota 10 in campionato e 14 in stagione, tutto compreso un gol ogni 118 minuti. Se si parla di frequenza, poi, Christian Pulisic risulta il più bravo di tuttI, con una rete segnata ogni 87 minuti. Grande stagione quella di Capitan America, che con Allegri ha trovato l'ispirazione giusta. Nel Milan di oggi gli attaccanti (non solo lui ma anche Leao) hanno la possibilità di seguire il loro istinto e di spaziare lungo tutto il fronte offensivo, possibilità questa che ha scatenato l'immenso bagaglio tecnico dell'americano.
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Cifre leggermente più basse quelle di Hojluind con la maglia del Napoli, un gol ogni 181 minuti, ma bisogna tenere conto anche del diverso modo di giocare che Conte adotta per la sua squadra. Hojlund ha dovuto prendere il posto di un certo Lukaku, attaccante ideale per le idee dell'allenatore salentino. Ci è riuscito dopo un veloce periodo di adattamento, ha accettato il confronto ma soprattutto ha accettato il sacrificio che gli è stato inevitabilmente imposto. Il risultato è stato ottimo per la squadra azzurra e interessante anche per il giocatore, che al Manchester United, dopo l'incredibile investimento iniziale, era stato abbandonato al suo destino, vivendo una clamorosa involuzione tecnica. Tra i meriti di Conte c'è sicuramente anche questo.
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Non è ancora finito il girone d'andata, ma le gerarchie sembrano abbastanza definite, con le prime tre che dovrebbero giocarsi il titolo (senza mai dimenticare che il Milan si può concentrare pienamente sul campionato), Roma e Juventus destinate a inseguire per giocarsi il quarto posto per la Champions. C'è però un'altra variante che può sparigliare le carte e si chiama mercato. Se Gasp o Spalletti o entrambi dovessero avere la fortuna di farsi prendere un attaccante dominante che oggi non hanno e la bravura di inserirlo nel migliore dei modi, tutto può ancora cambiare.
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