LA 10 VERDEORO

La scomparsa del trequartista: il caso del Brasile europeizzato

Anche la maglia più famosa del mondo, la numero 10 verdeoro, si deve adattare alle esigenze tattiche del calcio odierno

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C'era una terra capace di produrre Pelé, Rivelino, Zico, Rivaldo, Ronaldinho e Kaká. Giocatori che hanno reso la “10” del Brasile una maglia iconica, desiderata dai bambini, perché rappresenta quanto di più bello ci sia nel calcio: la classe, la tecnica, l'allegria, la giocata che fa sognare il pubblico. Oggi, il rischio è che questa 10 non abbia più un padrone degno dei predecessori.

Ha fatto discutere una frase di Rivaldo del 2019: “È triste vedere cosa sia successo alla maglia numero 10, l'hanno data a Paquetá”. Come a voler sottolineare un calo drastico nella qualità degli interpreti. A scanso di equivoci: il Brasile ha Neymar, e nessuno se lo dimentica. Ma sono opportune delle considerazioni di natura tecnica e tattica sul funambolo del Paris Saint-Germain. Neymar ha tutte le caratteristiche per fare il trequartista o la seconda punta, ma nel club e in nazionale viene schierato come attaccante esterno. Anche Cristiano Ronaldo viene schierato largo, ma quello del portoghese è solo un modo per poi arrivare di gran corsa in area senza dare punti di riferimenti agli avversari. La situazione di Neymar, invece, riflette una più generale crisi del trequartista, ruolo che trova sempre meno spazio nel calcio contemporaneo. Il primo “10” a farne le spese, forse, è stato Ronaldinho, “costretto” alla sinistra nel Barcellona. Ma erano anni in cui l'ex Milan poteva giocare veramente ovunque e fare la differenza.

Nel calcio d'élite quasi nessuna squadra gioca con il trequartista classico e il talento deve traslocare sull'esterno affinché si abbini con la velocità, quella sì una caratteristica fondamentale del football odierno. Un po' come negli anni '90 con il 4-4-2, ma a beneficiarne non era il ritmo bensì la tattica. Neymar paga dazio, perché se è vero che ha mantenuto le caratteristiche del 10 o della seconda punta, il ruolo iniziale lo allontana dalla porta e per gli avversari è più “facile” chiuderlo sull'esterno. Che poi o'Ney incida comunque, è dovuto alla sua bravura. Ma un conto è essere decisivo in Ligue 1, un altro negli appuntamenti clou del Mondiale, quando la 10 da vestire è verdeoro. E ha tutto un altro peso. Buono nel 2014, molto deludente (con l'aggravante di qualche simulazione) nel 2018, in Qatar avrà già 30 anni e sarà forse l'ultima chance per vederlo ad alti livelli con la Seleção. 

La valutazione di Neymar, secondo Transfermarkt, si è abbassata di 52 milioni di euro negli ultimi due anni. Si tratta del secondo peggior calo al mondo, considerando le cifre assolute e le svalutazioni non dovute a motivi fisici o anagrafici. Peggio ha fatto solo Gareth Bale (-58 milioni). Più indietro, ma sempre nella top 10, c'è un altro brasiliano: Philippe Coutinho, con 44 milioni di differenza. Decisivo al Liverpool e nel primo periodo al Barcellona, Coutinho negli ultimi due anni si è leggermente perso: al Bayern Monaco i numeri sono buoni ma in Baviera l'ex interista non riesce a incidere quando le cose si mettono male, al punto che è partito quasi sempre dalla panchina nei match più importanti sia nella gestione-Kovac che in quella di Flick.

Insomma, il “calcio bailado” brasiliano si è snaturato andando verso una “europeizzazione” che ne ha limitato il talento naturale per esaltare la velocità. Un passaggio che è stato sublimato da Kaká e che ora Neymar ha il compito di portare a termine. Intanto, il Brasile ha scoperto di poter vincere anche senza o'Ney: il merito è del ct Tite, che per la Copa America 2019 ha allestito uno squadrone i cui pilastri si chiamano Alisson, Thiago Silva, Marquinhos e Casemiro. Poi c'erano i giocatori di talento, offensivi ma non anarchici, che dovevano mettersi al servizio della squadra. Qualcuno ci è riuscito, come Gabriel Jesus confinato a destra per lasciar spazio a Firmino, centravanti di manovra. Altri no: non stupisce che Coutinho, arretrato a mezzala, abbia trovato difficoltà tattiche e di leadership. Ma dribblare gli avversari è il loro compito, e se Neymar e Coutinho trovano la chiave per decidere anche gli appuntamenti che contano, il Brasile farà jackpot a livello mondiale.

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