L'attacco è un problema, la difesa anche: Spalletti deve ricominciare quasi da zero
L'allenatore sapeva che il compito sarebbe stato complicato, ma la sconfitta con il Sassuolo riapre ferite che sembravano rimarginate
di Enzo Palladini© Getty Images
Che fosse un lavoraccio, Luciano Spalletti lo sapeva fin dall'inizio. Non dagli albori di questa stagione, ma da quando ha accettato di guidare la Juventus fuori da una lunga tempesta che aveva divorato l'Allegri-bis, Thiago Motta e Tudor. Sapeva anche di essere uno dei pochi in grado almeno di raddrizzare la barra, di puntare verso un porto sicuro. Salvare la pellaccia, tanto per rimanere nella metafora marinara. Una prima volta si era quasi illuso di avercela fatta, nella seconda metà della passata stagione. La qualificazione alla Champions League era a un passo. Avrebbe almeno medicato le ferite più superficiali, invece è stata buttata via in una volata finale in cui le concorrenti erano Roma e Como, date per sfavorite ma alimentate da uno spirito molto più produttivo.
Qualche dubbio è venuto ancora a Spalletti quando è stato il momento di mettersi a un tavolo per costruire la nuova Juventus. Forse una mezza idea di cambiare ancora strada l'hanno avuta anche i suoi datori di lavoro, ma c'era un contratto firmato e sarebbero servite delle dimissioni per non gravare ulteriormente su un bilancio che già avrebbe impedito di portare a termine un mercato come l'avrebbe voluto l'allenatore. Spalletti voleva un attaccante vero (uno da area di rigore, per l'esattezza Sorloth), un centrocampista centrale che sapesse dettare i tempi (visto che era incedibile Lobotka, almeno un semi-sosia) e un terzino sinistro di ruolo, avendo a disposizione il solo Cambiaso (ora infortunato) e dovendo utilizzare in emergenza Celik che con il piede sinistro cammina a basta. Poi sono arrivati gli infortuni, così che è stato necessario rispolverare Koopmeiners in mezzo al campo al fianco di Douglas Luiz.
Il gioco d'attacco è da sempre il punto debole di questa squadra. Kolo Muani è un buon giocatore (pagato troppo per quello che dà), ma come unica punta non può essere sufficiente per reggere tutto il peso. Woltemade è un giocatore tutto da verificare. L'altezza non fa il ruolo e i suoi quasi due metri non significano per forza abilità nel gioco aereo. Il tedesco lo ha dimostrato mangiandosi un gol di testa nel convulso finale della partita di Reggio Emilia. La Juventus l'anno scorso faceva fatica a segnare fino a quando è tornato Vlahovic, quest'anno segna solo con le fiammate, come le due di Zhegrova contro il Sassuolo, come il salto in alto di Gatti contro il Milan. Altre volte sono invenzioni di Chico Conceiçao, che non sempre può essere decisivo.
Il grande passo indietro della Juventus nella partita persa contro il Sassuolo però è la fase difensiva. Può darsi che l'assenza di Locatelli in mezzo al campo possa pesare in questo senso, perché la sua presenza dava equilibrio. Ma a Reggio Emilia si sono visti moltissimi errori individuali, oltre che di reparto. Bremer ha sbagliato uscite che non aveva mai sbagliato, Lucumi si è preso quasi subito un cartellino giallo ed è stato sostituito da Kelly che non ha migliorato la situazione. Kaluliu, che è in pratica il terzo centrale aggiunto, ha sbagliato diverse diagonali. Se fino a qualche giorno fa il lavoro di Spalletti poteva considerarsi almeno parzialmente positivo, adesso si ricomincia quasi da zero. Non sarà facile.