Si riparte dai tre punti presi contro il Napoli ma tutti sanno, dalle parti della Continassa, che non può essere una vittoria come quella di domenica sera a cancellare tutti i problemi che assillano il mondo bianconero. Certo, vincere è l'unica cosa che conta, secondo l'antico tormentone della Real Casa, soprattutto al termine di una settimana che, tra ritiro, interventi dirigenziali, ombre più o meno grandi sull'allenatore, classifica piangente, assenze importanti e contestazioni silenti o montanti, era diventata davvero complicata.
Spalletti è il primo a sapere che è cambiato poco, se non un lieve miglioramento dell'umore. Gli esami non finiscono mai, soprattutto per lui. Poi, onestamente, non si può certo dire che la Juve abbia dato prova di un dominio e di una ritrovata forza. La vittoria contro Allegri è arrivata grazie a due prodezze di Alajbegovic e Boga. Certo, ci sono delle basi da cui ripartire. Il sistema di partenza con due linee strette e corte da quattro, poi variato con una difesa a 3 o a 5, ha portato dei vantaggi alla struttura della squadra, al netto di attaccanti che sembrano essere completamente fuori dalle logiche della manovra e, soprattutto, della finalizzazione.
Juve, Alajbegovic: "Col Napoli un momento che non dimenticherò"
Ora c'è la trasferta di Alkmaar in Europa League, con il suo corollario di assenze infinite. Grabara, Celik, Locatelli, Thuram, Sarr, Conceiçao, Nico Gonzalez, Yildiz, Milik ed Ekhator a cui si aggiunge, per l'occasione, anche McKennie, alle prese con un affaticamento muscolare. Ora si sta riflettendo se cambiare la lista Uefa sostituendo il lungodegente Locatelli con Zhegrova. Di certo la formazione è il solito sudoku, e alcuni giocatori, che non sembrano poter fare la differenza, devono essere messi in campo per cause di forza maggiore. Spalletti, insomma, fa quel che può. Avrà sbagliato anche lui ma la situazione è oggettivamente complessa.