L'addio di Allegri, CR7 promette: "Domenica giochiamo per lui"

L'annuncio con Barzagli al suo fianco: lungo applauso nello spogliatoio prima dell'allenamento

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“Domenica sarà l'ultima partita di Barzagli…” E lì s'è preso una pausa, Massimiliano Allegri. Ha capito che era meglio aggiungere poche parole precise, lineari come passaggi rapidi e in profondità, tipo l'azione di domenica scorsa Pjanic-Ronaldo-Matuidi-Emre Can e Cuadrado davanti a Mirante.

Domenica sarà l'ultima partita di Barzagli, che aveva iniziato nella Pistoiese e giocava mediano, con Allegri ancora centrocampista di qualità passate (tecnica eccellente) e future (idee da allenatore). Un giorno consigliò a Bepi Pillon, il tecnico di quella Pistoiese, di provare quel ragazzo, Barzaglione, in difesa: era quello il suo ruolo. Uno futuro difensore, l'altro allenatore. I ruoli non sono cambiati di molto, se da Pistoia a Torino i due si sono ritrovati ancora assieme. Fianco a fianco. Ore 11.30 di un venerdì 17. Bastava un po' di vecchia superstizione per capire che sarebbe stato più adatto a un divorzio piuttosto che a un matrimonio, seppur da rinnovare.

Ecco, da rinnovare c'era la quotidianità del vecchio Vinovo e della nuova Continassa. Appuntamento alle 11. Pronti in campo alle 11.30. Ma stavolta l'allenamento può attendere. Non c'è fretta. Piove a dirotto. E prima di andare in campo con il k-way, conviene stare al riparo in palestra. Chiamate tutti, dai: squadra, staff, medici, fisioterapisti, magazzinieri e, insomma, che non manchi nessuno. Perché si tratta di poche parole, ma vanno ascoltate da tutti. E tutte assieme: per non perdere il filo, anche se è proprio il giorno in cui il filo – bianconero - si spezza. “Domenica sarà l'ultima partita di Barzagli…”. E l'ha voluto accanto a sé, per aggiungere quattro parole, non di più: “… E anche la mia”. In quel momento, davanti a un centinaio di pupille che lo puntavano, Massimiliano Allegri avrebbe voluto continuare a giocare con le parole e vincere l'emozione che gli ha increspato la voce. Il gioco con le parole non gli è riuscito. E la partita con la commozione l'ha persa nettamente. Una sconfitta l'ultimo giorno, dopo cinque anni di vittorie. Prima o poi doveva succedere.

Ad Allegri è successo mentre i giocatori, lo staff e tutti gli altri accompagnavano con un applauso l'imbarazzo di un momento. Imbarazzo tenero e abbastanza insolito, per un allenatore che avevano conosciuto sempre schietto e spesso scherzoso, a volte incazzato ma quasi mai imbarazzato. Un paio di giocatori hanno detto “ce ne andiamo anche noi”. Altri hanno pensato, in segreto, “meglio così”. Succede. Anche nei migliori spogliatoi. Ma qualcuno ha sentito Ronaldo sussurrare “domenica giochiamo per lui”. E lui è l'uomo che dopo l'allenamento s'è diretto nella sala dove era atteso da Agnelli, Nedved e Paratici. E dove gli è toccato ascoltare poche parole. Formali ma affettuose. O forse affettuose ma formali. Insomma, più o meno è lo stesso. Cambiando l'ordine, non cambia il risultato: Allegri esonerato. Non sarà lui l'allenatore della Juventus 2019/20.

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