Spunti e curiosità della 27esima giornata

Gatti meglio di David e Openda... Morata, un bollito e Cholito mata-Sarri

La consueta rubrica sul campionato del nostro Matteo Dotto

di Matteo Dotto
02 Mar 2026 - 08:06

Un weekend all’insegna dei gol in quella che una volta si chiamava Zona Cesarini, dal nome dell’attaccante argentino della Juventus anni Trenta specializzato nel segnare a tempo scaduto o quasi. Il Napoli sabato ha guadagnato due punti grazie alla zampata di Lukaku (a proposito, la rete napoletana è arrivata 10 secondi dopo la fine del recupero: cosa avrebbe detto e fatto Conte al posto di Sammarco, suo collega del Verona?). Anche il Milan con l’uno-due Pavlovic-Leao a cavallo e dopo il 90esimo ha strappato due punti in più a Cremona. E nel pirotecnico Roma-Juventus 3-3 il pareggio di Gatti consente ai bianconeri di credere ancora nella Champions: in caso di sconfitta la squadra di Spalletti sarebbe infatti andata a -7 dal quarto posto, così contiene e mantiene il distacco a -4.

BOMBER – Forse è proprio quello di centravanti il ruolo ideale per Federico Gatti. Che così, standosene in attacco, evita gli sfondoni difensivi di cui è un maestro e può dare lezioni da vero numero 9 ai due falsissimi centravanti – David e Openda – che sono la disperazione di Spalletti e dei tifosi tutti della Vecchia Signora. Con 4 reti in stagione (a segno all’Olimpico appena quattro giorni dopo il gol al Galatasaray), Gatti ha già eguagliato il suo primato in maglia Juve (ne segnò 4 anche nell’annata 2023-24) con ancora 11 partite da disputare.

BRASIL – Anche la splendida magia brasileira di Wesley è da (piccolo) record: in gare di campionato all’Olimpico contro la Juventus non si vedeva un gol giallorosso segnato da un calciatore brasiliano da più di 27 anni. L’ultimo lo firmò Paulo Sergio nel novembre 1998 in una sfida vinta 2-0 dalla Roma di Zeman contro la Juve di Lippi. E a ritroso, dalla riapertura delle frontiere nel 1980, troviamo solo altre due reti di brasiliani romanisti: quelle di Toninho Cerezo nel 3-0 del 1985-86 e del Divino Falcao nell’1-2 del 1982-83.   

SOTTOVALUTATO – Il basso profilo è il “manifesto” della carriera di Fabio Grosso. Uno degli eroi mondiali del 2006 ma uno dei meno celebrati della Banda Lippi. Eppure Grosso nella cavalcata mondiale di venti anni fa è stato decisivo in ben tre momenti: suo il rigoretto procurato negli ottavi contro l’Australia e trasformato da Totti, suo il primo gol nella vittoriosa semifinale di Dortmund contro la Germania e suo l’ultimo rigore della finale contro la Francia con Barthez battuto e il volo verso la gloria del quarto titolo iridato. In quell’avventura tedesca Grosso fu titolare giocando per intero sei partite su sette (per un totale di 600 minuti, supplementari compresi) rimanendo in panchina solo contro gli Usa nel girone eliminatorio: soltanto Cannavaro, Pirlo e Perrotta, tra i giocatori di campo, raccolsero più minuti di lui. Il Grosso allenatore ha fatto la sua bella gavetta collezionando anche un paio di non fortunatissime esperienze all’estero: in Svizzera (Sion) e Francia (Olympique Lione). Due le stellette conquistate sul campo: la promozione dalla B con il Frosinone nel 2023 e con il Sassuolo nel 2025. Questo era il suo primo campionato di A dall’inizio, le sue uniche tre presenze in panchina nella massima divisione (nel 2019-20) erano state disastrose: Brescia-Torino 0-4, Roma-Brescia 3-0 e Brescia-Atalanta 0-3 con conseguente esonero. Molti storcevano il naso per la decisione del diesse neroverde Carnevali di confermare l’allenatore della promozione. E invece zitto zitto e quatto quatto Grosso sta facendo un campionato sontuoso. Il suo Sassuolo è al momento ottavo con 38 punti e dunque già ampiamente in salvo con undici partite ancora da giocare. Ed ha completato con la strepitosa vittoria sull’Atalanta in inferiorità numerica per quasi tutta la partita un mese magico fatto di 5 vittorie nelle ultime 6 gare (unica macchia lo 0-5 contro l’Inter). Insomma, un Grosso da applausi. Quasi come nella magica notte dell’Olympiastadion di Berlino, addì 9 luglio 2006.

RINASCITA – Zapata, Morata, Lukaku. Tre grandi attaccanti rispettivamente classe 1991, 1992 e 1993. Fino a sabato pomeriggio – confessiamolo – sembravano le portate prelibate di un succulento carrello dei bolliti. Poi il gol vincente del belga a Verona e quello chiudi-partita del colombiano contro la Lazio. E così il “bollito” rimane uno e uno solo: Alvaro Morata. Lo spagnolo nella sua quarta avventura italiana ha uno score imbarazzante in campionato: 720 minuti e zero gol all’attivo in un Como che per fortuna ha scoperto le doti realizzative del greco Douvikas, già a quota 9. Cesc Fabregas, che ad agosto lo aveva fortemente voluto, lo ha pure cazziato mica da ridere nei giorni scorsi. “Se Morata non riesce a convivere con le provocazioni – ha detto l’allenatore lariano due settimane fa dopo la sua espulsione contro la Fiorentina – è meglio che cambi mestiere…” Intanto il mestiere di goleador sembra proprio averlo dimenticato l’ex capitano della Spagna che poi un grande bomber – almeno in Italia – non è mai stato. Nei primi due campionati alla Juventus 15 gol in tutto; un po’ meglio (20) nei due successivi tornei in bianconero; male male (5 reti) nella mezza stagione con il Milan. Adesso, però, quello zero alla casella dei gol segnati grida vendetta…

BESTIA NERA – Il cambio di panchina porta bene al Toro: via Baroni, ecco con D’Aversa il 2-0 contro una Lazio spenta e confusa. Mai, in questa stagione, il Torino aveva vinto in casa con due gol di scarto. E Giovanni Simeone ha confermato di essere la bestia nera al contempo dei biancocelesti e di Maurizio Sarri. Con 11 gol infatti (10 in campionato e 1 in Coppa Italia) la Lazio è la squadra più perforata dal Cholito. E con 11 gol le squadre di Sarri sono le… preferite dall’attaccante argentino. Che al tecnico allora al Napoli con una tripletta in maglia Fiorentina fece perdere nel 2017-18  lo scudetto (il famoso scudetto perso “davanti al televisore”, per ricordare lo scempio arbitrale del giorno prima in Inter-Juventus diretta da Orsato). Dopo quel tris del maggio 2018 Simeone ha poi segnato altri otto gol a Sarri: uno nel 2019-20 in Cagliari-Juventus 2-0, addirittura cinque nella stagione 2021-22 (fantastico poker in Verona-Lazio 4-1 e una rete in Lazio-Verona 3-3), infine i due Cholito-gol in granata (3-3 all’andata nell’Olimpico romano e il 2-0 di ieri all’Olimpico Grande Torino).