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Successione Gravina: Malagò sfida Abete per la Figc. Programmi, date e percentuali del voto

Il 22 giugno si voterà il nuovo presidente Figc. Malagò contro Abete: ecco i programmi a confronto, dal Decreto Crescita alla riforma dei campionati

14 Apr 2026 - 08:27
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La corsa per la successione a Gabriele Gravina come nuovo presidente della Federcalcio sarà una sfida a due: Giovanni Malagò e Giancarlo Abete ieri di fatto hanno presentato le proprie candidature, il termine ultimo per l'ufficialità è il 13 maggio, il primo tramite i club di Serie A, il secondo chiedendo alla Lega Dilettanti, di cui è numero uno, di fare lo stesso. Secondo La Gazzetta dello Sport sebbene nel prossimo mese di campagna elettorale potrà succedere di tutto non usciranno altri nomi, neppure da Assocalciatori e Assoallenatori (che solitamente votano compatti) che idealmente vorrebbero proporre un ex calciatore ma non di fronte a due figure così importanti e verso le quali c'è un'adesione compatta della Lega Calcio e della LND. Il rischio di spezzettare troppo il voto, poi, aprirebbe le porte al commissariamento, voluto dal Governo ma che ovviamente le componenti del calcio preferirebbero evitare. Figure come Albertini, Maldini, Del Piero e Baggio, casomai, potrebbero rientrare in un secondo momento se il nuovo presidente decidesse di affidarsi anche a loro.

Nuovo presidente Figc: date e composizione del voto

 Come dicevamo, il 13 maggio sarà l'ultimo giorno per proporsi come candidati mentre la votazione sarà il prossimo 22 giugno a Roma. La Serie A pesa per il 18% del totale, la Serie B per il 6%, la Lega Serie C per il 12%, la Lega Nazionale Dilettanti per il 34%, l'Assocalciatori per il 20% e l'Assoallenatori per il 10%. Per quanto riguarda le leghe, non ci sarà un voto unico (cioè, per esempio per la Serie A saranno i 20 club a esprimere 20 voti diversi e non ce ne sarà uno unico) e i singoli votanti potranno anche decidere di indicare un nome diverso da quello emerso dalla propria lega di riferimento.

Quali sono i punti chiave del programma di Giovanni Malagò?

 Giovanni Malagò presenterà lunedì ai club di Serie A il suo programma strategico per la presidenza della Figc, articolato su tre pilastri fondamentali per restituire competitività economica e tecnica al sistema calcio. Il punto di rottura rispetto al passato è la richiesta pressante al Governo per la reintroduzione del Decreto Crescita, o di uno strumento fiscale analogo, necessario per tornare ad attrarre campioni dall'estero senza abbassare la qualità tecnica del torneo. Sul fronte dei ricavi, il piano Malagò punta alla cancellazione del divieto di pubblicità per il betting e all'ottenimento di una percentuale (circa l'1%) sui proventi generati dalle scommesse sportive, un tesoretto stimato oltre i 160 milioni di euro annui da sottrarre all'erario per reinvestirlo nel movimento. Questi fondi, secondo la visione del candidato sostenuto dalla Lega, dovrebbero essere vincolati alla terza priorità del mandato: una defiscalizzazione mirata per valorizzare le società che puntano sui giovani o nelle infrastrutture per i vivai, garantendo così un ricambio generazionale d’élite per la Nazionale e la sostenibilità a lungo termine delle infrastrutture di base.

Quali sono i punti chiave del programma di Giancarlo Abete?

 Giancarlo Abete presenterà un programma che punta a risolvere il professionismo ipertrofico italiano attraverso una decisa riforma dei campionati e una drastica riduzione del numero di società. Il piano, che si pone in parziale continuità con la gestione Gravina, individua nel deficit tecnico e nello scarso minutaggio degli Under 21 in Serie A le criticità prioritarie da affrontare per risollevare le sorti della Nazionale. Sul tavolo del confronto con il Governo, Abete pone richieste precise: supporto agli investimenti per gli stadi, introduzione del Tax Credit, sgravi fiscali e l'abolizione del divieto di pubblicità sulle scommesse per recuperare risorse vitali dal "diritto di scommessa". Il candidato sottolinea la necessità di un’interlocuzione positiva con il governo per ottenere misure di sostegno economico e normativo, ribadendo che la sostenibilità del sistema calcio passa inevitabilmente per una maggiore unità d'intenti tra le componenti tecniche e una valorizzazione dei settori giovanili.

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