NAZIONALE

Da indesiderato a perno della nuova Nazionale: la ritrovata consapevolezza di Bastoni nei suoi mezzi

Sembrava destinato alla cessione ma Marotta non ha mai pensato di svenderlo, la nuova stagione lo ha riportato in alto

di Enzo Palladini
03 Ott 2026 - 14:28
SeguiLogo SportMediasetsuSeguici su
 © Getty Images

© Getty Images

Chissà cosa rimarrà dell'estate 2026 nell'anima di Alessandro Bastoni. Impossibile che non abbia lasciato un segno. Troppo intenso il susseguirsi di sensazioni, in gran parte negative. Chissà quante ore di riflessione lo hanno tormentato, diviso tra l'idea di cambiare città, nazione (se non addirittura continente) e quell'attaccamento al nerazzurro (e all'azzurro) che ha sempre accompagnato la sua carriera. Sembrava che capitassero tutte a lui: i fischi per quel momento di antisportività nella partita contro la Juventus, gli insulti per la partitaccia di Zenica che è costata all'Italia (non solo per colpa sua) la partecipazione all'ultimo Mondiale. Come se non bastasse, anche il coinvolgimento in un'inchiesta penale. Bordate sufficienti per affondare una corazzata. 

Era diventato un indesiderato, o qualcosa di simile. Pesavano sulle sue spalle i fischi in tutte le città d'Italia, gli slogan contro di lui. Ma quando al comando di una società c'è un esperto stratega, anche certe situazioni opprimenti possono essere risolte. Quando il Barcellona si è fatto avanti per Bastoni, pensando di trovare un'autostrada con i caselli smantellati, ha trovato invece la paletta della polizia stradale. Il presidente Marotta ha deciso non tanto che il difensore fosse incedibile, quanto che fosse cedibile alle condizioni dell'Inter. Tradotte in euro, settanta milioni. Se il Barça davvero voleva il giocatore, doveva pagarlo per quello che valeva. Niente regali. Anche perché Bastoni, in fondo in fondo, non è che avesse tutta questa voglia di lasciare il certo per l'incerto. 

Questo è il passato. C'è stata una vacanza di mezzo, c'è stata una ripartenza che come per miracolo ha riazzerato tutto. Fin dal ritiro precampionato si è visto un Bastoni diverso da quello dei mesi precedenti. Più sereno, più disteso, più propenso a riappropriarsi del suo modo di giocare. In campionato e in Champions League, Chivu l'ha sempre schierato da titolare, quasi sempre è rimasto in campo per almeno settanta minuti. Le statistiche parlano di un 91% di accuratezza dei passaggi, ma come sappiamo tutti, è un dato che vale poco per i difensori, propensi a scambiarsi il pallone tra di loro durante la costruzione dal basso. Quello che più conta è la percentuale dei duelli vinti, che è del 68%, segno che certe mini-crisi di panico del recente passato non sono tornate a farsi vive. Una sola ammonizione subita, nella partita con la Roma in cui è stato sostituito al 18' del secondo tempo. Non sono state cinque partite perfette (sei contando anche la Champions League), di sicuro Bastoni ha qualche concorso di colpa nelle amnesie difensive della squadra che concede sempre qualche mezz'ora agli avversari, ma è l'atteggiamento in campo che è palesemente migliorato. Se prima dell'estate le sue partite erano novanta minuti di smorfie e qualche volta di sguardi rassegnati, adesso si leggono nei suoi occhi la concentrazione e la consapevolezza di essere tornato ai livelli migliori. 

L'inizio della nuova avventura di Roberto Mancini in Nazionale ha confermato l'importanza del giocatore interista, che ha dimostrato di saper giocare bene anche nella difesa a quattro, non solo in quella a tre che Chivu ha ereditato da Simone Inzaghi. Se il dubbio del Barcellona l'estate scorsa era relativo a questo dettaglio tecnico, adesso ci sono gli elementi per dire che trattasi di difensore adatto a ogni tipo di assetto. E a forza di dire che in Italia non ci sono difensori con la mentalità europea, a Parigi è andato a segnare un gol con un movimento che pochi centrali in Europa sanno fare così bene: aggressione altissima a ottanta metri dalla propria porta, palla sradicata dai piedi del malcapitato Da Cunha, piatto preciso alle spalle di Maignan. Se l'avesse fatto Cubarsì, un gol del genere, adesso i media di mezzo continente sarebbero in ginocchio davanti a un'immaginetta del giovane catalano. Lo ha fatto Bastoni, si deve accontentare di un "bravo". Senza dimenticare che ha segnato anche in Turchia. Ma nella ricostruzione di questa Nazionale non deve passare inosservata la rinascita di Bastoni. Fisicamente e tecnicamente è un giocatore che ha ancora molto da dare e che ha ancora voglia di imparare. Soprattutto, adesso ha l'anima corazzata e un'estate di tormenti e incertezze preferirebbe non viverla mai più.