La Turchia deve ulteriormente riformare le leggi sul collegio arbitrale della federazione calcio perché oggi il suo funzionamento non rispetta il diritto dei calciatori a un equo processo. L'afferma la Corte europea dei diritti umani nella sentenza sul ricorso del difensore centrale turco Kutay Yokuslu, in cui si evidenzia che ci sono all'incirca altri 65 ricorsi che concernono questioni simili. I fatti su cui la Cedu ha deciso risalgono al 2023 quando il giocatore ha chiesto al suo avvocato di inviare una diffida al club per cui giocava, in cui si affermava che avrebbe terminato il suo contratto 30 giorni dopo se non gli fossero stati pagati gli stipendi arretrati. Quando il club ha pagato, il calciatore ha dimenticato di informare l'avvocato che ha quindi inviato una comunicazione di risoluzione del contratto alla federazione calcio. Quest'ultima si è in seguito rifiutata di revocare la terminazione del contratto come richiesto dal giocatore e dal club e il caso è finito davanti al tribunale arbitrale della federazione che ha deciso in favore della federazione.
Ma la Cedu sostiene che il tribunale arbitrale, nonostante le riforme introdotte nel 2022 in seguito a una precedente condanna della Corte, non può ancora essere considerato un "tribunale indipendente e imparziale" soprattutto quando la controversia, come in questo caso oppone un giocatore alla federazione. La Cedu afferma che la violazione dell'equo processo che ne deriva è dovuta in parte alle lacune della legislazione ma anche dalla prassi che fa sì che a ogni nuova elezione degli organi esecutivi della federazione di calcio, questi domandino le dimissioni dei membri in carica del tribunale arbitrale prima della scadenza del loro mandato, e ne eleggano dei nuovi.