Chivu e la sua stagione magica: si è liberato dell'ombra di Mourinho, può fare meglio di Conte e Inzaghi
Scudetto e Coppa Italia al primo tentativo: nemmeno i suoi illustri predecessori ci sono riusciti e adesso ha imparatao anche le rimonte stile "pazza Inter"
di Enzo PalladiniE adesso l’obiettivo è il doblete. Campionato più Coppa Italia al primo anno da allenatore: nemmeno un mito come Josè Mourinho è riuscito in un’impresa del genere, il primo anno ha dovuto lasciare la Coppa all’altezza delle semifinali, rifacendosi l’anno successivo con il Triplete. Nella storia recente, Chivu può fare meglio di tutti, sia di Antonio Conte (che ha vinto il titolo al secondo tentativo) sia di Simone Inzaghi (scudettato al terzo anno). Campionato più Coppa però è un grande risultato, al primo anno diventa doppiamente positivo.
C’è stato un momento, all’inizio della stagione, in cui il popolo nerazzurro era pronto a ripudiare la scelta di puntare su un interista doc come Chivu, sostenendo la tesi di un ritorno di Mourinho. È servita tanta pazienza, nel lavoro quotidiano e nel rapporto con i giocatori. Per molti era stato un errore non rivoluzionare la squadra dopo il finale horror della passata stagione. Partita dopo partita, tutte queste ombre sono sparite, così come sono sparite le nuvole nere sopra la panchina di Chivu, la squadra ha acquisito confidenza e autostima, ha smesso di andare in barca nelle partite contro le dirette concorrenti (unica eccezione il derby con il Milan che sembra ormai un’ossessione) e ora, a quattro punti dallo scudetto e a 90 minuti dalla Coppa Italia, può solo farsi i complimenti e compiacersi del lavoro svolto.
Ora Chivu e l’Inter hanno scoperto anche il gusto delle rimonte. Per tre quarti della stagione è stato un tallone d’Achille: quando andavano in svantaggio, perdevano praticamente sempre. L’unica eccezione era stata la partita contro il Pisa a San Siro, con l’Inter sotto per 0-2 dopo una manciata di minuti e poi vittoriosa per 6-2. Ma il Como ha rappresentato un punto di svolta. In campionato da 0-2 a 4-2 e poi a 4-3, in Coppa Italia da 0-2 a 3-2. Per comprendere il valore di queste due imprese, è bene ricordare che il Como per un lungo periodo ha avuto la miglior difesa del campionato e che contro l’Inter in quattro partite ha subito 11 gol, anzi in tre perché una è finita 0-0, la semifinale d’andata di Coppa Italia. Contro il Como, la gente nerazzurra ha rivissuto una delle notti di quella che era stata ribattezzata “pazza Inter”, una squadra da amare come dice la nota canzone.
L’anno scorso, l’Inter ha vissuto una stagione esaltante fino a tre quarti del cammino, poi si è schiantata in tutte le tre competizioni. Quest’anno è stato il contrario o quasi: inizio complicato, parte centrale di costruzione e finale che può diventare esaltante. Se l’Inter riuscirà a chiudere la pratica scudetto entro le prossime due giornate, poi avrà una decina di giorni per preparare nel migliore dei modi la finale di Coppa Italia. Per la squadra nerazzurra sarà la sedicesima finale, nella storia solo la Roma (17) e la Juventus (22) hanno centrato questo obiettivo più volte. Ma siccome per molti anni questo torneo è stato un tabù per la squadra nerazzurra, è giusto sottolineare che negli anni 2000 è la decima finale per l’Inter e solo la Juve ne ha giocata una in più.
Partito tra la perplessità generale (sembrava complicato fare meglio di Simone Inzaghi), Chivu ha avuto la pazienza di aspettare e lasciar parlare, ha aspettato che alcuni giocatori cominciassero a capire cosa era cambiato rispetto alla gestione precedente, ha gestito il suo gruppo alzando raramente la voce e risolvendo molti problemi nel chiuso dello spogliatoio. Non gli piacciono (ma non piacciono a nessuno) i paragoni con il passato. Vuole essere sé stesso e in questo momento essere sé stesso è una posizione invidiabile.