Copenaghen-Napoli, il film della partita
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Avanti di un gol e di un uomo la squadra di Conte non è riuscita a vincere contro i modesti danesi
di Andrea CocchiOrmai sembra perfino stucchevole ripetere i nomi degli assenti che, partita dopo partita, funestano la stagione del Napoli. Quando ti ritrovi sopra di un uomo e di un gol contro una squadra tutt'altro che irresistibile come il Copenaghen e riesci a farti rimontare, non c'è alibi che tenga. Certo, Conte si ritrova ogni volta a doversi inventare una formazione, anche con scelte ardite, vedi Gutierrez a tutta fascia sulla destra, ma se gli avversari, che tra l'altro fanno una fatica folle a costruire qualcosa di decente, rimangono in dieci per un'ora, trovi il vantaggio sul finire del primo tempo ma non riesci a vincere una partita fondamentale per il tuo futuro europeo, non possono esistere scuse plausibili.
Detto di Gutierrez a destra, il resto del Napoli vede la difesa a tre, orfana di Rrahmani, con Di Lorenzo piazzato tra i tre centrali e Hojlund centravanti, con la strana coppia di trequartisti, Vergara-Elmas, dietro. Al netto di tutto il resto, anche questa formazione basterebbe e avanzerebbe per vincere a Copenaghen. Non succede per un episodio, il rigore procurato da Buongiorno (anche se in realtà i danesi si erano già mangiati un gol clamoroso) e per le difficoltà degli azzurri nel costruire occasioni concrete. Nemmeno l'all-in di Conte nel finale, un 4-2-4 con la coppia di attaccanti centrali Hojlund-Lucca e Ambrosino e Lang larghi, riesce a cambiare il triste copione.
Ora è tempo di calcoli e di speranze al lumicino, ma anche di considerazioni basate sui numeri. Otto punti in classifica, quattro trasferte con un bottino di tre sconfitte e il pari di Copenaghen. Un bilancio che, nell'Europa che conta, è veramente misero. Conte e la Champions fanno fatica ad andare d'accordo ma, conoscendo la "garra" dell'allenatore azzurro, con il Chelsea vedremo un Napoli pronto ad azzannare gli avversari. Bisognerà vedere se sarà sufficiente per agguantare i playoff.
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