Ha vinto tantissimo, ovunque e con chiunque, ma Dani Alves resterà per sempre legato al sextete della stagione 2008/2009 con il Barcellona e a Pep Guardiola: "Lui è il miglior allenatore con cui ho lavorato, è anche meglio del sesso". Parole di grande ammirazione del difensore del Paris Saint Germain, che proprio quell'anno arrivò in blaugrana e incontrò l'uomo capace di fare una rivoluzione nel calcio mondiale: "Fin dal primo momento ha messo in chiaro cosa voleva e perché aveva accettato quell'incarico. Aveva un desiderio enorme di fare qualcosa di diverso. Ovviamente era una sfida, disse 'Posso farcela solo se mi seguite'. E noi lo seguimmo, è un genio nei momenti chiave", ha ricordato il brasiliano.
A Guardiola i complimenti sono piaciuti, ovviamente, ma li ha ritenuti un po' esagerati: "Preferisco il sesso, di gran lunga", ha detto scatenando le risate dei giornalisti che volevano stuzzicarlo sulla rivalità con José Mourinho in vista del derby di Manchester. Infatti ha aggiunto: "Sì, posso citarti una enorme lista che pensa il contrario", quando gli hanno ricordato che molti giocatori gli riconoscono un ruolo importante nella loro crescita.
Dani Alves says being coached by Pep is better than sex. Here's his response... pic.twitter.com/vck69zkskt
— Jonathan Smith (@jonnysmiffy) 9 novembre 2018
Quindi l'anno alla Juventus con Massimiliano Allegri non è stato poi così indimenticabile, nonostante lo scudetto, la Coppa Italia e la finale di Champions League contro il Real Madrid, tanto che a fine stagione dopo la rescissione la voglia di Dani Alves era quella di reincontrare il suo maestro al Manchester City: "Tutti sanno la stima che nutro nei suoi confronti e quanto abbia contribuito a farmi crescere come calciatore - ha ribadito -. Ho ricevuto la loro proposta, l'ho valutata, ero pronto ad accettare. Pep conosceva le mie intenzioni, gli parlai, volevo tornare a lavorare con lui e il suo staff. Insomma, era tutto fatto, ma alla fine ho preferito non accettarla per motivi familiari", ha detto in un'intervista a SkySports in occasione del lancio di un documentario proprio su Guardiola, intitolato "Take the ball, pass the ball", la summa del Tiqui Taca.
Poi ha aggiunto che, nonostante tra le conseguenze del suo arrivo al Paris Saint Germain ci sia stata la rottura dei legamenti e l'addio a Russia 2018 oltre a 5 titoli, non si è pentito del trasferimento in Francia: "Nessun rimpianto e comunque la mia carriera non è ancora finita. Quello inglese è un tipo di calcio che mi entusiasma molto".
Se la stima nei confronti di Guardiola è immensa, non si può dire esattamente la stessa cosa pensando al suo avversario di domenica in Premier League, cioè il gran rivale José Mourinho. Anche in questo caso c'entra l'Inghilterra e una sliding door, perché nel 2007 Alves era a un passo dal trasferirsi al Chelsea dopo aver vinto la Coppa Uefa e la Copa del Rey col Siviglia: "C'ero così vicino, poi non andai via perché la società decise di non vendermi", ha rivelato. Quello era il Chelsea dello Special One, che la prese male: "Pensavo che fosse fatta, che avrei lavorato con lui, ero davvero convinto, mi piaceva l'idea. Poi non so se gli siano arrivate notizie diverse, che io non volessi venire o altro... perché da quel momento in poi il mio rapporto con lui non è stato buono, ma non era colpa mia", ha spiegato.