L'ANALISI

Bologna, Palladino viaggia a due punti a partita: i rossoblù sono rinati con il "riparatore"

Raffaele Palladino si conferma grande allenatore in corsa. L'exploit a Milano è l'ultima perla del tecnico. E viene da chiedersi perchè il Bologna non ci ha puntato fin da subito

29 Ott 2026 - 17:51
videovideo

Meglio un rimorso che un rimpianto. Questo vecchio adagio popolare esprime al meglio il sentimento che aleggia in casa Bologna. Forse, anche il rimorso stesso genera a sua volta rimpianti. Perché sulla via Emilia sono stati capaci di rimediare a un errore. Ciononostante, spicca il rammarico per una scelta che poteva essere presa prima. E magari, racimolando più di un misero punto in quattro partite. Meglio concentrarsi sul presente e guardare con fiducia al domani. Perché oggi appare molto più florido.

L'assunto di partenza non può essere che uno: Raffaele Palladino ha completamente rivoltato il Bologna. Basta una statistica per comprovarlo. Dal suo arrivo sotto le due torri, il tecnico di Mugnano ha ottenuto lo stesso numero di punti del Como (dieci) e uno in più rispetto alla Roma di Gian Piero Gasperini. L'ex Atalanta e Fiorentina ha ribadito le sue capacità di levare una squadra dai guai ed elevarla addirittura a piani medio-alti. Il tutto senza un uomo simbolo come Riccardo Orsolini o gente del calibro di Piccoli, Dovbyk, Enem, Holm e De Silvestri.

Palladino ha ricompattato uno spogliatoio spaccato da alcune questioni interne. Alcuni interpreti non avevano preso di buon grado la gestione di Domenico Tedesco. Tra Lazio, Atalanta, Sassuolo e Napoli, l'ex ct del Belgio aveva agguantato all'ultimo il pari contro i neroverdi. Anche la fortuna, talvolta, ha voltato le spalle al tecnico calabro. Ma l'avvicendamento ha solo che giovato al Bologna, che con la nuova guida tecnica ha ottenuto solo vittorie in trasferta (tre su tre) e per un tempo, al Dall'Ara, aveva spaventato l'Inter con fisicità e verticalità, prima di cadere sotto i colpi dei campioni d'Italia.

Ma allora perché non far partire il progetto fin dall'estate? Palladino sarebbe stato il successore ideale per un gruppo sì indebolito dal mercato, ma il cui zoccolo duro era già abituato al calcio uomo contro uomo di Vincenzo Italiano. La stessa filosofia adottata dall'allenatore campano. Ingaggiare Tedesco va quindi catalogato come uno dei pochi, se non l'unico buco nell'acqua della società felsinea da diversi anni a questa parte.

Meglio tardi che mai, certo. E Palladino sa perfettamente come prendere una squadra in corsa, anche se impaludata nei bassifondi, così come avviare un progetto dalla base. Nessuno gli chiede di qualificarsi alle coppe. Ma sognare non guasta. E se partirà dall'inizio, l'anno prossimo, chissà che non possa costruire qualcosa che si avvicini alle vette toccate da Italiano. Sempre che lui lo voglia. E sempre che non arrivi una big a scipparlo. Un salto che, presto o tardi, avverrà.