LA LIGA

Appuntamento con la storia su Rete 4: Barcellona-Real Madrid può assegnare il titolo spagnolo

Basta un punto ai catalani per il trionfo numero 29, ma la squadra di Hansi Flick vuole centrare anche quota 100 punti

di Enzo Palladini
08 Mag 2026 - 07:32
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C’è un appuntamento con la storia e Mediaset è presente. Domenica 10 maggio in diretta su Rete 4 alle 21 c’è Barcellona-Real Madrid, il Clasico più importante di questi ultimi anni. Per un motivo molto semplice: mai, proprio mai, il titolo della Liga è stato assegnato da uno scontro diretto tra le due superpotenze. Stavolta, quasi sicuramente, sarà così. Barcellona primo a 88 punti, Real Madrid secondo a 77. Basta un punto ai catalani per trionfare a tre giornate dalla fine. Il Real ha solamente una possibilità per provare almeno a rinviare la festa dei rivali di sempre: deve vincere al Camp Nou. Già, se fosse facile.

L’aria di festa imminente ha già invaso Barcellona. Digerita a fatica l’eliminazione dalla Champions League per mano dell’Atletico Madrid, i blaugrana hanno recuperato praticamente tutti gli uomini a disposizione, tranne Lamine Yamal che sta continuando la sua riabilitazione per provare a dare il meglio di sé al Mondiale. L’allenatore Hansi Flick sta tenendo sotto stretta osservazione Raphinha, uno dei suoi attaccanti preferiti, che – reduce da un infortunio complicato - potrebbe tornare titolare proprio contro il Real.

Il titolo numero 29 può essere anche il più ricco della storia. In questi giorni sono stati svelati i premi che ogni giocatore percepirà una volta centrato l’obiettivo. Si va dai 500.000 euro a testa riservati agli stipendi più bassi, per arrivare fino al milione e mezzo che verrà intascato dai big della squadra. Certo, il titolo è ormai una certezza, ma vincerlo proprio contro il Real, il nemico vero, sarebbe una gioia doppia. Tanto, tra queste due non potrà mai uscire una partita normale. Lo ha sottolineato anche Gavi, ragazzo d’oro proveniente dalla cantera, che ha parlato con i media del club: “Siamo pronti a dare il duecento per cento in campo, il pari non ci basta. Abbiamo un obiettivo in più: arrivare a cento punti”. Questo vorrebbe dire vincere tutte le quattro partite che restano, a partire proprio dal Clasico. Quei cento punti, il Barça li ha centrati già nel 2012-13, quando sulla panchina c’era il compianto Tito Villanova.

Leggendo le cronache del Real Madrid sembra più di immergersi in uno scenario di guerra per bande anziché nello spogliatoio di una squadra di calcio. È stata una stagione disastrosa sotto molti punti di vista, a cominciare dal fallimento del progetto Xabi Alonso che era stato studiato da tempo e con grandi speranze. Il suo sostituto Arbeloa pensava di trovarsi in una botte di ferro per l’amicizia con il figlio di Florentino Perez (a proposito, il presidente ha fatto sapere che non sarà in tribuna al Camp Nou), ma i risultati e la situazione interna alla squadra hanno già scritto la parola fine sulla carriera in prima squadra dell’ex allenatore delle giovanili.

Una vera polveriera pronta a esplodere a ogni secondo, ecco come si può definire oggi il Real Madrid. La settimana è iniziata con la scoperta delle vacanze in Sardegna di Kylian Mbappè e con la petizione dei tifosi che lo vorrebbero allontanare immediatamente dalla squadra (a Barcellona sarà con i compagni ma verosimilmente in panchina), è continuata con il doppio scontro, mercoledì e giovedì, tra Valverde e Tchouameni, prima a parole poi a pugni (anche se l'uruguaiano ha smentito di aver ricevuto un pugno). A Valverde la lite è costata qualche ora di ricovero in ospedale e alcuni punti di sutura. Per non farsi mancare niente, gli usignoli dello spogliatoio hanno raccontato di una rissa tra Rudiger e Carreras, ma anche di precedenti (sia pure non recentissimi) molto avvelenati tra Bellingham e Mbappè.

Quello che succederà nel futuro del Real Madrid per ora è solo nella mente fervida di Florentino Perez, o forse non ancora. Il presente dice che i Blancos devono almeno provare a far vibrare il loro orgoglio, giocando una partita alla loro altezza per non farsi esultare in faccia. Altrimenti sarà un’umiliazione mai provata nella storia.