Le finali di Conference 2025-26 hanno incoronato San Antonio e New York come le regine di ovest ed est, elette a contendersi il titolo nelle Nba Finals. San Antonio ha avuto la meglio sui campioni in carica di Oklahoma per 4-3 in una serie semplicemente leggendaria al termine di 7 partite al cardiopalma, di qualità elevatissima, estremamente fisiche e dure. La sfida tra Shai Gilgeous-Alexander e Victor Wembanyama, rispettivamente eletto MVP e terzo classificato (dietro a Nikola Jokic, secondo) ha visto prevalare il "The Alien" proveniente dalla Francia. I Knicks, dal canto loro, arrivano allo scontro finale forti di una squadra riposata dopo aver avuto la meglio facilmente su Cleveland per 4-0. Una serie senza storia, in cui Jalen Brunson e soci hanno brutalizzato i rivali punendo ogni loro singolo errore, specialmente in fase difensiva dove i Cavs si sono dimostrati del tutto impreparati a fronteggiare la varietà di soluzioni in attacco e la creatività avversaria. Tra i principali imputati della disfatta James Harden, autore di una pessima serie finale, condita da macroscopici errori davanti e dietro: per lui un terribile score complessivo di 16-4.8-3 nelle 4 partite, tirando 7 triple per match realizzandone appena 1.3.
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Le due formazioni si presenteranno a pieno organico all'appuntamento, con un solo dubbio per New York: Mitchell Robinson, la principale ancora difensiva sotto canestro, ha rimediato in attività esterne al basket una frattura del mignolo destro. Già operato, ha intenzione di giocare, ma al momento è in status Questionable. San Antonio, dall'altra parte, ha recuperato durante la sfida contro i Thunder Dylan Harper e De'Aaron Fox, che restano comunque non in condizioni eccezionali.
I due quintetti: Castle-Fox-Vassell-Champagnie-Wembanyama per i texani, Brunson-Bridges-Anunoby-Hart-Towns per i Knicks. Molto dipenderà, prevedibilmente, da come New York proverà a limitare l'assoluto strapotere fisico e tecnico di Wemby: il matchup diretto inizialmente sarà quello contro Towns, che pur essendo migliorato in difesa resta ancora un giocatore non perfetto dietro. In questo emerge prepotente la figura del già citato Mitchell Robinson, giocatore molto meno raffinato ma decisamente più rustico e fisico del dominicano. Un aspetto del gioco che Oklahoma ha esplorato contro gli Spurs utilizzando Isaiah Hartenstein in marcatura diretta sul francese. Ha funzionato? In parte si, in parte no. "Ihart" ha messo in difficoltà inizialmente Wembanyama, che ha risposto alla sfida allontanandosi dal canestro, passando dallo 0/5 da 3 punti di gara-5 al 4/9 di gara 6 (44%) per concludere con il 3/5 (60%) di gara-7. Proprio questa immane capacità di evolversi giocando del fenomeno francese lo rende di difficilissima lettura. Motivo per cui anche un altro grande difensore, come OG Anunoby, si troverà spesso e volentieri a fronteggiarlo quando naturalmente andrà in visita in zone del campo diverse dal pitturato. Sarà anche compito di Josh Hart occuparsi al momento giusto dell'avversario più pericoloso.
La principale opzione offensiva di New York, Jalen Brunson, è in una vera e propria god-mode e l'ha dimostrato contro i Cavs, quando ha stravinto il confronto con James Harden segnandogli contro canestri a ripetizione, attaccandolo continuamente in ogni zona del campo. Si troverà a fronteggiare la dura difesa di Stephon Castle, un vero mastino, che nella serie contro Oklahoma ha dovuto avere a che fare con un fenomeno incontrollabile contro Shai Gilgeous-Alexander. Ciò non ha impedito a SGA di dominare comunque, ma il due volte MVP fa parte di quella strettissima cerchia di giocatori che, semplicemente, non si possono limitare. Limitare no, infastidire si. E Castle, in questo, è stato magistrale col mestiere, mettendola sul fisico, aiutato anche dal metro arbitrale "all'inglese" che ha contraddistinto la serie. Un vero problema, per New York, sarà gestire le transizioni di fuoco dei piccoli di San Antonio: la guardia Dylan Harper, per esempio, è un vero missile con le gambe quando attacca il canestro, e farsi trovare statici significa farsi inchiodare dalla sua mano sinistra. Il figlio del leggendario Ron Harper è stato una delle chiavi di volta della vittoria contro OKC, riuscendo a infilarsi tra le maglie avversarie con la sua esuberanza fisica.
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Le Finals sono qui, sono arrivate e promettono scintille, ventisette anni dopo il primo titolo dei San Antonio Spurs delle Twin Towers Duncan-Robinson contro i Knicks di Sprewell orfani dell'infortunato Patrick Ewing, all'epoca autori di una folle rincorsa al titolo partendo dall'ottavo seed. Ad oggi, quella New York resta l'unica squadra di ogni epoca ad aver raggiunto le finali partendo da una posizione così bassa al termine della Regular Season. Fu l'inizio dell'epopea Popovich che portò ad un totale di 5 titoli in 15 anni. Pop oggi siede in tribuna, non più in panchina, costantemente seguito da Tim Duncan, ed è diventato El Jefe. San Antonio si affida anche a lui e alla sua guida silenziosa e suggestiva per la caccia al titolo di Campioni Nba.