Nba: gli Warriors travolgono Denver, vittoria e ottavo posto a Ovest per i Lakers

Nello scontro al vertice della Western Conference, i campioni Nba distruggono i Nuggets 142-111 grazie a un primo quarto da 51 punti

Nba: gli Warriors travolgono Denver, vittoria e ottavo posto a Ovest per i Lakers

Una vera e propria lezione. Nello scontro al vertice della Western Conference, i Golden State Warriors travolgono i Denver Nuggets 142-111 grazie a un primo quarto da record (51 punti). Tutto facile per i Sixers, che dominano contro i T-Wolves 149-107, mentre i Thunder si arrendono 126-142 agli Atlanta Hawks. Tornano al successo i Los Angeles Lakers, ancora privi di LeBron James: con i Chicago Bulls finisce 107-100 in favore dei gialloviola.

GOLDEN STATE WARRIORS-DENVER NUGGETS 142-111
Una vera e propria lezione di pallacanestro. Doveva essere la prova di maturità, la gara in grado di dare una risposta sulle reali potenzialità di Denver e, invece, si è trasformata in una vera e propria debacle. Si conclude già dopo 12 minuti l'attesissima sfida al vertice della Western Conference tra i Golden State Warriors e i Denver Nuggets: 142-111 il punteggio in favore dei campioni Nba, che chiudono un primo quarto da record con 51 punti a referto (superati i 50 realizzati dai Phoenix Suns il 10 novembre 1990). Il merito è dei Big Three, che lanciano un chiaro segnale alla lega: sono 17 i punti di Durant, seguito dai 13 di Thompson e dai 12 di Curry nel solo primo periodo. Denver si dimostra del tutto incapace di reagire: la squadra di Malone sprofonda addirittura sotto di 38 lunghezze, accumulando uno svantaggio che, inesorabile, aumenta con lo scorrere dei minuti. Alla sirena sono 27 i punti di Kevin Durant e 31 a testa quelli degli ‘Splash Brothers’, Steph Curry e Klay Thompson. Per Denver, invece, non possono bastare i cinque uomini in doppia cifra: sono 22 i punti di Malik Beasley e 21 quelli di Jamal Murray. Gara complicata dai falli quella della stella di Denver, Nikola Jokic, fermatosi a 17 punti e 8 assist in 23 minuti. Grazie a questo successo i Golden State Warriors scavalcano proprio Denver e tornano in vetta alla Western Conference. La Nba è avvisata: per il titolo si deve ancora, inevitabilmente, passare da Golden State.

PHILADELPHIA 76ERS-MINNESOTA TIMBERWOLVES 149-107
Ed è notevole anche la ripassata che Philadelphia rifila a Minnesota: 149-107 il punteggio finale. Contro il proprio recentissimo passato, Jimmy Butler ci teneva e non sfigurare, ma il protagonista indiscusso tra le fila dei Sixers è sempre il solito, dominante Joel Embiid. Il centro camerunense chiude con una prova da 31 punti e 11 rimbalzi, che oscura quella deludente del suo amico/nemico Karl-Anthony Towns, che si ferma a 13 con 3 rimbalzi in 28 minuti sul parquet. Una sfida mai realmente in discussione, con Philadelphia che tiene percentuali irreali dal campo nel primo tempo, archiviandolo sul punteggio di 58-83. Un +25 dal quali i T-Wolves non riusciranno più a rialzarsi. Anche perchè Philadelphia vive una serata da record: 21 triple messe a segno, che valgono il massimo nella storia della franchigia. Per i Sixers arrivano anche 20 punti, 11 rimbalzi e 9 assist da Ben Simmons, che sfiora la tripla doppia, e 19 punti da Butler, che manda a bersaglio 8 dei 10 tentativi dal campo. Minnesota, invece, trova ben sette uomini in doppia cifra, ma non basta: il migliore è Derrick Rose, che chiude con una prestazione notevole da 15 punti, ai quali si aggiungono i 12 di un falloso Andrew Wiggins (4/14 dal campo per il canadese).

MILWAUKEE BUCKS-MIAMI HEAT 124-86
Nella notte dei punteggi record, fa rumore anche il +38 con cui i Milwaukee Bucks si sbarazzano dei Miami Heat: 124-86 il punteggio finale. Una notevole prova di forza da parte della squadra allenata da coach Budenholzer, che non ha bisogno nemmeno del miglior Antetokounmpo per sbarazzarsi di un avversario, obiettivamente, non all'altezza. Il greco realizza un tripla doppia in appena 25 minuti di gioco, chiudendo con 12 punti, 10 rimbalzi e 10 assist. Poi, nel finale, si accomoda in panchina e osserva i propri compagni arrotondare il punteggio. In totale sono sette gli uomini in doppia cifra per Milwaukee, che chiude con un rotondo 50% dal campo di squadra. Il migliore è Eric Bledsoe che, in uscita dalla panchina, ferma il tassametro a quota 17. Sono 16, invece, i punti di Malcom Brogdon, 13 quelli di Sterling Brown. Per Miami, che continua a restare saldamente al sesto posto della Eastern Conference nonostante le cinque sconfitte nelle ultime 10 partite, i migliori sono Justise Winslow e Hassan Whiteside, che chiudono con 19 punti ciascuno. Grazie a questo successo i Milwaukee Bucks si riportano a una sola vittoria dai Toronto Raptors in classifica e mettono nel mirino quella prima posizione a Est che, per diverse settimane, è stata la loro.

ATLANTA HAWKS-OKLAHOMA CITY THUNDER 142-126
Fa rumore, eccome se fa rumore, anche la sonora lezione ricevuta da OKC sul campo di Atlanta: 142-126 il punteggio finale in favore degli Hawks. Dopo un primo quarto equilibrato, Atlanta prova a dare una spallata al match, chiudendo un secondo periodo da 45 punti, che regala ai padroni di casa un vantaggio in doppia cifra. I Thunder, però, non si scompongono e, al rientro dagli spogliatoi, rispondono con un parziale da 41-27, che rimette nuovamente il punteggio in discussione. Lo sforzo profuso da Westbrook e compagni si fa sentire nel finale, con Oklahoma che alza il piede dall'acceleratore, allarga le maglie della propria difesa e incassa altri 45 punti, che scrivono la parola fine sul match. Il migliore tra le fila dei Thunder è sempre il numero 0, che sfiora l'ennesima tripla doppia della propria stagione, chiudendo con 31 punti, 6 rimbalzi e 11 assist. A questi, si aggiungono i 24 di Paul George e i 21 di un sempre più convincente Jerami Grant. Per Atlanta, il top scorer è John Collins, che chiude con 26 punti, ai quali si aggiungono i 48 (24 a testa) della coppia Young-Len. Una sconfitta pesante per OKC (la quarta nelle ultime 5), che ora rischia di mettere a repentaglio il terzo posto in classifica nella Western Conference.

INDIANA PACERS-PHOENIX SUNS 131-97
Altro distacco siderale, quello inferto dagli Indiana Pacers ai Phoenix Suns: 131-97 il punteggio finale. Anche in questo caso, la resistenza opposta dalla franchigia dell'Arizona è davvero minima: il primo periodo si chiude con i Pacers che doppiano gli ospiti 38-19 e mettono in ghiaccio la vittoria. Phoenix prova a reagire nella seconda frazione, ma poi si scioglie nella ripresa, incassando un parziale da 46-69, che scrive la parola fine. La terza forza della Eastern Conference manda ben sette uomini in doppia cifra, guidati dai 20 punti di Bojan Bogdanovic e dai 20 di Tyreke Evans, uscendo dalla panchina. Da cancellare, invece, la prova di Victor Oladipo. La stella di Indiana gioca una partita pessima, chiudendo con appena 8 punti e il 18% dal campo. Contro Phoenix, l'ultima forza della Western Conference, però, può bastare così. Tra le fila dei Suns, sono solo quattro i giocatori che raggiungono la doppia cifra, guidati dal 18 di TJ Warren, chiamato a non far rimpiangere l'assenza di Devin Booker, la stella della squadra. Sfiora la doppia doppia, invece, il rookie DeAndre Ayton, che deve fermarsi a 14 punti con 8 rimbalzi. Un successo che permette a Indiana di restare al terzo posto della Eastern Conference in virtù del minor numero di sconfitte incassate (14 contro 16) rispetto a Philadelphia.

LOS ANGELES LAKERS-CHICAGO BULLS 107-100
L'unica sfida equilibrata della notte è quella che vede i Los Angeles Lakers tornare al successo contro i Chicago Bulls: 107-100 il punteggio finale in favore dei gialloviola. Dopo essersi visti scavalcare dagli Utah Jazz all'ottavo posto della Western Conference, i Lakers rispondono con un importante successo, che permette loro di piazzare il contro-sorpasso nonostante l'assenza del proprio faro, LeBron James, ancora out per infortunio. A fare le veci del numero 23 (nei limiti del possibile) ci prova Kentavious Caldwell-Pope, che chiude con una prestazione da 17 punti. Sono 16 a testa, invece, quelli di Brandon Ingram e Kyle Kuzma, che portano sulle possenti spalle tutto il peso dell'attacco losangelino. Decisivo il parziale di 14-0 nel quarto periodo, che permette agli uomini di coach Luke Walton di scrollarsi di dosso i Tori. In totale, sale a 8 la striscia di sconfitte consecutive di Chicago (la bellezza di 9 delle ultime 10), penultima nella Eastern Conference davanti solo ai Cleveland Cavaliers. Per i Bulls il migliore marcatore è Jabari Parker, che chiude con una prova da 18 punti, ai quali si aggiungono i 17 di Lauri Markkanen, una delle poche note liete nella travagliata stagione di Chicago.

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