K7 pilastro est per Della Bordella e compagni: "Un sogno che inseguo da tempo"
L'ex presidente dei Ragni di Lecco e il suo team puntano ad aprire una nuova via sulla montagna pakistana ricca di storia alpinistica
di Stefano Gatti© Luca Maspes
Un sogno alpinistico lungo anni, una montagna difficile e affascinante in Karakorum e un team formato da quattro alpinisti italiani di alto livello: tra lunedì 25 maggio e mercoledì 15 luglio 2026 i Ragni di Lecco Matteo Della Bordella e Giacomo Mauri, partiranno per il Pakistan con Mirco Grasso e Luca Ducoli (componente della prima edizione del CAI Eagle Team) con l’obiettivo di aprire una nuova via sul pilastro est dell'imponente K7, un quasi settemila (massima elevazione 6935 metri) che in qualche modo può diventare un simbolo dell’alpinismo esplorativo contemporaneo. La spedizione italiana raggiungerà la valle di Charakusa (nella quale si trova la montagna) dopo l’arrivo a Islamabad e il successivo trasferimento a Skardu. Da lì il team affronterà un trekking di tre giorni verso il campo base, dove resterà per un tempo stimato di trentacinque-quaranta giorni (fino alla metà del mese di luglio appunto) tra fase di acclimatamento e tentativi sulla parete.
© Archivio Fotografico Matteo Della Bordella
La spedizione è patrocinata dal CAI (Club Alpino Italiano) e il progetto nasce da un’idea di Matteo Della Bordella, già protagonista di importanti spedizioni nel Karakorum, tra cui l’apertura di una nuova via sulla Uli Biaho Tower nel 2013 e - dieci anni più tardi - il tentativo all’Ogre.
“Per me aprire una nuova via su una grande montagna himalayana di quasi settemila metri è un sogno che inseguo da tanto tempo”, racconta Della Bordella. “Luca Maspes mi aveva mandato delle foto e tra queste il K7 ha subito attirato la mia attenzione. È una montagna fatta di neve, ghiaccio e roccia, complessa e difficile. Quando ho proposto l’idea agli altri, anche loro si sono subito mostrati entusiasti”.
© Archivio Fotografico Matteo Della Bordella
Il K7 rappresenta una delle grandi sfide dell’alpinismo moderno. La sua storia è legata ad alcune delle salite più significative degli ultimi decenni: dalla prima ascensione giapponese del 1984, alla straordinaria salita in solitaria e in stile alpino di Steve House vent'anni più tardi, fino alla via aperta nel 2012 sulla parete est da Hayden Kennedy, Kyle Dempster e Urban Novak.
“È una montagna emblematica del nuovo modo di fare alpinismo”, continua Della Bordella. “Steve House l’ha salita da solo, Kennedy e Dempster hanno aperto una linea incredibile sulla parete est. È una montagna che ha visto tanti tentativi da parte dei migliori alpinisti del mondo. Quella che vogliamo salire noi rappresenta perfettamente l’alpinismo esplorativo dei giorni nostri.”
© Archivio Fotografico Matteo Della Bordella
Il team ha affrontato negli ultimi mesi diverse salite preparatorie in vista della spedizione. Della Bordella, Grasso e Mauri hanno aperto la via “Mutante” sulle Petites HJorasses, nel massiccio del Monte Bianco. Sempre nel gruppo della massima elevazione delle Alpi gli stessi Grasso e Mauri (in questo caso insieme a Ducoli) hanno realizzato in tre giorni il concatenamento di Divine Providence e Pilone Centrale del Frêney. Della Bordella si è poi cimentato in una salita di livello come “Elios & Super Elios”, considerata come una delle vie più difficili del Monte Bianco.
© Archivio Fotografico Matteo Della Bordella
Il team che sarà impegnato in Pakistan unisce in egual misura talento, esperienza e freschezza. La fama di Della Bordella corre dalle montagne della Patagonia a quelle più alte del pianeta, passando per le Alpi e per le sue numerose avventure multidisciplinari in tutto il pianeta. Già protagonista della prima salita di Gringos Locos sul Cerro Piergiorgio nel 2025 con Della Bordella e Dario Eynard, due anni prima Mirco Grasso aveva compiuto la ripetizione di Eternal Flame in Pakistan insieme a Giacomo Mauri. Giovane membro dei Ragni di Lecco, quest'ultimo è uno degli alpinisti italiani emergenti più interessanti della nuova generazione. È alla sua prima grande esperienza himalayana il venticinquenne Luca Ducoli, uno dei talenti promettenti lanciati dalla prima edizione del CAI Eagle Team.
© Archivio Fotografico Matteo Della Bordella