Schwazer, dalle macerie si può ricostruire

La vittoria di Roma ottenuta grazie al "nemico" Donati

di LUCA BUDEL

Schwazer (IPP)

Alex ha espiato la sua pena. Alex è tornato. Alex ha vinto. Roma, coppa del mondo di marcia. Un trionfo mai messo in discussione dentro 50 chilometri che hanno messo in ginocchio il resto del gruppo, ma non lui. Si è presentato con occhialoni da sole che coprivano il suo volto, quasi alla ricerca di un nascondiglio virtuale. Ripudiato da tutti, compagni di squadra compresi, ma recuperato da Sandro Donati, maestro dello sport che ha fatto della lotta al doping la sua professione, che per la lotta al doping era stato messo ai margini dello sport.

Insomma due nemici giurati che si sono trovati e hanno recuperato in pochi mesi le rispettive carriere. Schwazer ha dimostrato che si può vincere anche con il corpo pulito, Donati a quasi 70 anni ha ritrovato gli stimoli necessari per ritrovare la sua antica passione, quella dell’allenatore. Il trionfo di due personalità antitetiche. Alex, schivo, il professor Donati sempre protagonista. A Roma la coppia ha dimostrato che dalle macerie si può ricostruire qualcosa di nuovo, che il motore di Schwazer era di alta qualità anche senza l’aiuto della farmacia. Una domenica trionfale per l’atletica italiana che ha vinto la Coppa del mondo a squadre e ora guarda con fiducia ai giochi di Rio. Per il momento mettiamo da parte la regola del sospetto e apprezziamo la rinascita di Alex e la sfida vinta dal vecchio professor Donati.

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