ATLETICA

Falocchi torna a volare nel salto in alto e punta ai mondiali di Torun

Intervista esclusiva al 29enne saltatore azzurro tornato ad alti livelli dopo un grave infortunio alla caviglia che ne ha messo a rischio la carriera

di Ferdinando Savarese
04 Feb 2026 - 14:45
 © Fidal

© Fidal

Christian Falocchi, specialista del salto in alto, è forse la maggiore sorpresa dell'atletica italiana in questo inizio di 2026, avendo realizzato il 31 gennaio scorso a Herentals in Belgio il proprio personale di 2,28 con cui ha migliorato di 3 centimetri il suo precedente limite risalente al 2017, ottenuto il minimo per gli europei all'aperto di Birmingham in agosto, ma si è anche posizionato al primo posto nelle graduatorie mondiali dell'anno che saranno fondamentali per assegnare i 12 posti utili per i mondiali indoor di Torun a marzo, in caso di non raggiungimento del minimo di 2,30.

L'eccellente prestazione del saltatore nativo di Lovere in provincia di Bergamo, che proprio il giorno prima della gara in Belgio ha compiuto 29 anni, potrebbe sembrare sorprendente ma in realtà l'atleta che si allena da sempre sotto la guida di Orlando Motta e Pierangelo Maroni, sembrava destinato a una grande carriera agonistica sin dal 2017 l'anno della sua consacrazione agonistica contraddistinta dalla prima partecipazione, a soli 20 anni, a un campionato europeo assoluto indoor a Belgrado, ma soprattutto dalla medaglia d'argento conquistata a Bydgoszcz in Polonia nei campionati continentali under 23.

Dopo quell'anno però una serie di importanti problemi fisici hanno condizionato fortemente la carriera del saltatore, in particolare tra il 2019 e il 2021 e successivamente tra la metà del 2023 e la metà del 2025, consentendogli ben poche occasioni di mostrare il suo valore ma non impedendogli in ogni caso la partecipazione agli europei outdoor di Monaco nel 2022, e a quelli indoor di Istanbul nel 2023 dove con il sesto posto finale si è molto ben comportato, ma proprio pochi mesi dopo l'ennesimo stop forzato ha rischiato di compromettere definitivamente la sua carriera.

Dall'estate del 2025 poi un graduale ritorno alle competizioni, con risultati altalenanti ma anche un buon salto a 2,23 in occasione di un meeting a Brescia e, dopo una preparazione invernale senza intoppi con una prima gara interlocutoria di esordio a Parma il 25 gennaio con 2.17, il salto in Belgio che segna la nuova svolta e il ritorno ad altissimi livelli in un panorama italiano del salto in alto maschile particolarmente ricco di talenti.

© Fidal

© Fidal

"Christian, veramente un grande risultato ma quel che ha sorpreso è stata anche la bellezza del salto a 2,28 con una rincorsa impeccabile e l'asticella nemmeno sfiorata. Ti aspettavi questa misura?

"Sapevo di stare bene per come era andata la preparazione e avevo buone sensazioni in allenamento ma, sinceramente, non mi aspettavo un simile risultato perché è normale che certi meccanismi vadano affinati gara dopo gara per cui, dopo il debutto a 2,17 di Parma io e miei allenatori pensavamo potessi saltare a 2.20, massimo 2,23. Poi durante la competizione dopo essere arrivato a 2.23 abbastanza agevolmente, al primo errore a 2,26 che sarebbe già stato il mio personale, visto che l'algerino aveva saltato subito la misura ho fatto l'azzardo di passare a 2.28, sia con l'idea di poter vincere la gara ma soprattutto con quella di fare il minimo per gli europei all'aperto di 2.27, e posso dire in effetti che in quel salto ho eseguito molto bene ogni fase dell'azione tecnica".

Ti sei fatto il più bel regalo per i tuoi 29 anni compiuti proprio il giorno prima. Peccato per la scarpa che si è rotta provando i 2,30. Come è successo?

"In una serata veramente positiva come quella l'unico piccolo rammarico deriva proprio dal secondo tentativo a 2.30, peraltro dopo il primo che non è stato male ma a mio avviso valeva ancora una misura intorno a quella fatta in precedenza. E' successo che ritengo di aver fatto la miglior rincorsa di tutta la competizione e penso che avrei potuto superare l'asticella, magari al limite facendola traballare, ma credo ci sarei riuscito, solo che al momento dello stacco ho sentito come uno strappo all'altezza del piede che mi ha proiettato direttamente verso il materasso. Sull'istante non ho nemmeno capito, poi ho guardato la scarpa che si era proprio aperta, una vera sfortuna".

© Fidal

© Fidal

La tua prima esplosione agonistica risale al 2017 con il personale di 2.25 ottenuto al coperto, la partecipazione al primo europeo indoor e, soprattutto, l'argento europeo under 23. Cosa è successo negli anni seguenti in particolare tra il 2019 e il 2021?

"Sicuramente il 2017 è stato per me un grande anno, essendo di fatto passato da un personale di 2,15 a uno di 2,25 e la ragione è dipesa, come quest'anno, dal fatto che avevo svolto una preparazione invernale senza alcun intoppo. Poi dal 2018 ho invece iniziato ad avere vari infortuni, prima non gravissimi che mi hanno solo frenato e impedito di dare continuità ai miei allenamenti, ma dal 2019 ben più gravi con ben tre interventi tra menisco, caviglia e ginocchio, oltre all'aggravante costituita dal Covid nel 2020 che ha complicato ulteriormente la situazione specie dei recuperi, per cui la mia attività agonistica sino alla fine del 2021 è stata veramente limitata".

Nei due anni successivi hai avuto una buona ripresa quanto sino alla prima gara all'aperto del 2023 quando un grave problema ti ha tenuto altri due anni lontano dalle competizioni. Che infortunio è stato? 

"Nel 2022 in effetti avevo ripreso piuttosto bene garantendomi la partecipazione agli Europei di Monaco e a seguire nell'inverno del 2023 a quelli indoor di Istanbul, anche se poi in entrambe le manifestazioni, nonostante il sesto posto in Turchia, ritengo di non aver espresso quanto sapevo di valere. L'infortunio nella prima gara all'aperto del 2023 è stato di tipo traumatico, al momento dello stacco in cui mi sono lesionato un legamento e rotto altri due della caviglia, con l'inevitabile conseguenza di dover essere sottoposto a un intervento di ricostruzione molto invasivo e delicato".

© Grana/Fidal

© Grana/Fidal

Dopo il successo di Herentals hai dichiarato che all'inizio dell'anno scorso stavi per mollare. Chi o cosa ti ha fatto cambiare idea?

"Dopo essere stato operato alla caviglia ho cominciato nell'agosto 2023 il lento processo di riatletizzazione, che sapevo sarebbe stato molto lungo ma che ha avuto vari intoppi che hanno allungato ulteriormente i tempi per cui a metà del 2025 mi sono ritrovato, anche parlando con i miei allenatori, con la netta sensazione che la mia caviglia non sarebbe mai più stata nella condizione di sostenere la mia attività di saltatore, pensando quindi che fosse il tempo di abbandonare l'attività. Abbiamo allora provato l'estremo tentativo di modificare delle impostazioni tecniche e, quasi per caso le cose sono migliorate, per cui ho fatto una prima gara a fine giugno saltando 2,08 e a seguire quella di Brescia a luglio dove ho superato 2,23 in maniera totalmente inaspettata, che mi ha fatto capire avrei potuto sicuramente fare molto meglio ritrovando la necessaria continuità, e così è stato".

Il momento d'oro del salto in alto maschile in Italia, con tanti atleti di eccellente livello, può in qualche modo averti stimolato ulteriormente a reagire di testa alla sfortuna degli anni peggiori?

"Sicuramente è stato così. A parte ovviamente Gimbo Tamberi che tanto ha dato a tutto il movimento del salto in alto italiano con i suoi straordinari successi, l'exploit di Stefano Sottile alle Olimpiadi di Parigi 2024 con il quarto posto, il bronzo di Matteo Sioli l'anno scorso agli europei indoor, solo per citarne qualcuno, ha mostrato che c'è un gruppo straordinario di specialisti e io ne volevo assolutamente far parte, per cui questo è stato certamente un grandissimo stimolo specie nei momenti peggiori".

© Grana/Fidal

© Grana/Fidal

Il minimo per i mondiali indoor di Torun è 2,30, ma tu per adesso hai la miglior prestazione mondiale dell'anno nel ranking verso la Polonia. A questo punto ci credi?

"Se prima di iniziare la stagione al coperto l'obiettivo di tutto l'anno era quello di realizzare il minimo per gli europei all'aperto di Birmingham di 2.27, senza fretta, aver ottenuto subito questo risultato ha cambiato ovviamente tante cose ed essermi ritrovato in cima al ranking per i campionati iridati, anche se ovviamente i più forti non hanno ancora saltato, ha fatto diventare questo un obiettivo possibile e sarei ovviamente molto felice di poterci essere tornando a rivestire la maglia azzurra dopo 2 anni".

Quali saranno i tuoi prossimi impegni agonistici?

"Venerdì prossimo 6 febbraio sono iscritto a una gara in Germania a Weinheim, ma non sono certo di partecipare perché nell'ultimo allenamento ho sentito un piccolo affaticamento all'adduttore che andrà trattato e quindi deciderò solo all'ultimo, perché non voglio rischiare nulla. Se non farò tale competizione, dove in ogni caso non credo che ripeterei la prestazione del Belgio in quanto ho avuto un piccolo calo di energie nervose, punterò direttamente agli assoluti di fine mese ad Ancona che erano l'obiettivo principale della stagione invernale, dove sono convinto di poter fare una grande gara e che voglio preparare al meglio nelle prossime settimane, sistemando con i miei tecnici alcuni importanti dettagli".

© Colombo/Fidal

© Colombo/Fidal