Superbike: Ducati senza timori reverenziali

Davies da un lato, Giugliano dall'altro: ce la fa e ce la deve fare

di RONNY MENGO

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La Ducati è più forte della Kawasaki. Di quella di Sykes. E l'obbligo immediato è quello di spostare il mirino sull'altra. Ce la farà? Sì. Perchè Davies c'era, tanto che se l'è sentita di provarci invece di accontentarsi. Il problema resta lo spunto sul dritto, fuori dalla scia, perchè in questa gara 2 aveva 30 metri di vantaggio in uscita dall'ultima curva al penultimo giro, ma sul dritto Rea l'ha passato zufolando. Ducati deve spremere al massimo maneggevolezza e percorrenza perchè di potenza pura la 4 cilindri verde ne avrà sempre di più.

Giugliano è in pieno cammino stra-positivo, con il dovere soprattutto di non commettere errori e una volta al 100 per cento di confidenza, potrà azzardare e fare l'ultimo passo. Senza dimenticare che la preparazione invernale in moto non è stata la stessa di quelli davanti. In ogni caso la Ducati ce la fa e ce la deve fare. Perchè quantomeno non ha i timori reverenziali dei quali è zuppo ormai il casco di Sykes, annichilito da Rea. Ha da un lato - Davies - un pilota pronto, più forte in staccata di Rea e consapevole di dover puntare al titolo, dall'altro - Giugliano - uno dei massimi talenti in griglia che doveva fare quello che sta facendo: indirizzarlo, tutto il talento, e non farlo partire da solo per lidi pericolosi. Sarà fondamentale già il secondo round (13 marzo in Thailandia), per presentarsi poi ad Aragon belli vicini vicini a Jonnhy. Senza contare che tutto il resto della griglia è piena di possibili jolly pronti a sparigliare.

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