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Lautaro oltre Lukaku e Skriniar: il capitano vuole scrivere un altro epilogo

Le scelte passate non hanno premiato gli ex compagni dell'argentino, che si è trovato più o meno nella stessa situazione

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Quanto sono facili le scelte quando toccano agli altri... Nella questione del rinnovo di contratto tra Inter e Lautaro Martinez ci sono aspetti economici, i più importanti, ma non vanno tralasciati quelli personali, qualcuno li chiamerebbe perfino romantici. Perché se al capitano nerazzurro è stato chiesto un passo indietro rispetto alla richiesta di 12 milioni di euro (e nelle ultime ore pare ci sia stato), lo si è fatto in nome della sacralità - siamo pur sempre nel calcio moderno - del bilancio di una squadra ma pure appigliandosi a corsi e ricorsi che suonavano come sinistri presagi a tanti tifosi nerazzurri e che potevano diventare un boomerang per il Toro, che invece ha scelto di scrivere un altro epilogo a questa storia.

Quelle in gioco oggi sono modalità e tempistiche diverse quelle che hanno fatto da contorno agli addii di Skriniar e Lukaku ma qualche similitudine c'è, a suo modo. Partiamo dal difensore slovacco, che a settembre 2022 diceva "Una speranza ai tifosi per il rinnovo? I tifosi mi conoscono dopo tutti questi anni. Quindi ovviamente", frase che nel corso delle settimane veniva corroborata da quella di Marotta: "Sono molto ottimista che si possa arrivare alla conclusione positiva della trattativa entro il 13 novembre". Sappiamo tutti com'è andata: a gennaio 2023 arriva il no alla proposta e a luglio il passaggio a parametro zero al PSG, con i tifosi rabbiosi per la fiducia tradita.

La scorsa estate c'era stato pure il tragicomico divorzio da Lukaku. Per mesi club e giocatore avevano lavorato al riscatto definitivo dal Chelsea ma al momento del dunque l'attaccante belga aveva iniziato a glissare fino a non rispondere più al telefono, sperando di finire alla Juventus col risultato poi di trovare casa a Roma. Una mossa inaspettata che aveva causato un pesante cambio delle scelte di mercato di Marotta e Ausilio, bravi poi a destinare le risorse su Pavard chiudendo il buco in attacco con Arnautovic. Anche in questo caso brutto colpo per la tifoseria interista che non a caso ha fischiato sonoramente Big Rom nelle due sfide di quest'anno contro i giallorossi.

Arriviamo quindi a Lautaro. Il capitano interista (avere la fascia al braccio non può essere un dettaglio in questi casi, anche in un calcio dove la fascia conta sempre meno) aveva bene in mente questi due esempi. Perché da un lato né Skriniar - che non è certo diventata una colonna al PSG -, né Lukaku - costretto ancora a trovare una nuova squadra - hanno avuto particolare fortuna altrove. E dall'altro non è un mistero che gran parte della coesione del gruppo della seconda stella sia nata proprio dall'aver chiuso col passato e dal voler dimostrare che l'Inter è un'altra cosa, che gli ex compagni avevano fatto male ad andarsene, e pure lo stesso Lautaro non ha mai nascosto di aver chiuso i ponti con l'ex amico Romelu.

E quando proprio lui si è trovato di fronte a una scelta simile, ha deciso di mettere l'Inter (che comunque il suo lo sta facendo: gli ha dato la fascia, lo vuole rendere il più pagato della rosa, si è sforzata ad arrivare ai 10 milioni di euro) davanti a tutto facendo seguito coi fatti alla mole di dichiarazioni rilasciate nel corso di queste settimane, invece che scegliere di andare altrove per motivi legittimi ma che, diciamolo, sarebbero un po' andati contro le parole pronunciate dopo lo scudetto. 

Il popolo interista era in attesa senza particolare ansia: è ben contento di continuare a contare su Lautaro, campione in campo ed esempio per la squadra; allo stesso tempo non si sarebbe strappato le vesti in caso di separazione, perché gli esempi Skriniar-Lukaku avevano contribuito a farsi le ossa e perché il lavoro della dirigenza aveva ampiamente dimostrato di saper sopperire agli addii pesanti.

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