GLI ADDII

Inter, è il giorno dei saluti: l'addio ad Acerbi, Darmian, Sommer e De Vrij

Sul sito e sui canali social dei nerazzurri sono apparsi gli omaggi per i due italiani, l'olandese e il portiere svizzero che lasceranno Milano

30 Giu 2026 - 12:27
SeguiLogo SportMediasetsuSeguici su
videovideo

La notizia era nell'aria, ora è tutto nero su bianco. L'Inter smantella un bel pezzo del suo muro: Yann Sommer, Matteo Darmian, Francesco Acerbi e Stefan De Vrij hanno ufficialmente concluso la loro avventura. Il club li ha voluti omaggiare con una lettera personalizzata che racconta storia e successi in nerazzurro di ognuno di loro. Per Ace e Sommer, troppo facile ricordare la notte contro Barcellona, di Matteo invece, i gol fondamentali nello scudetto di Conte. Stefan De Vrij. Anche il difensore olandese, dopo 8 anni a Milano, cambierà aria: si parla di un accordo fatto con il Panathinaikos. 

Il saluto a Sommer

 "Sarà facile, quando in futuro si parlerà degli anni nerazzurri di Yann Sommer, avere la sua prestazione in Inter-Barcellona come primo, meraviglioso flashback. Sarà facile chiudere gli occhi e rivivere quell’attimo in cui San Siro ha trattenuto il fiato, sul sinistro a giro di Lamine Yamal nel secondo tempo supplementare. Sarà facile sorridere nel ricordare come Yann si sia disteso, volando come un supereroe per togliere la palla dall’angolino, facendo esplodere il Meazza come per un gol segnato. Un momento magico che ha sublimato un percorso di costanza, attributo fondamentale per chi di ruolo fa il portiere, per chi sa che le proprie responsabilità hanno un peso specifico differente da tutti gli altri.

Yann ha abbracciato la responsabilità con la calma e la placidità sempre dipinte sul suo volto, trasmettendole alla sua difesa, alla squadra, allo stadio. Tre anni a difesa della porta nerazzurra, tre stagioni in cui i suoi guantoni sono stati alla base delle cavalcate dell’Inter, in cui la sua classe con i piedi è stata perno fondamentale della costruzione del gioco nerazzurro. Ci ha stregato con i suoi riflessi, con quei voli plastici e istintivi che non scomponevano mai i capelli lunghi sempre in ordine. Grazie, Yann: è stato bello vincere insieme!

Il saluto ad Acerbi

 Quello tra Francesco Acerbi e l’Inter è stato un patto di fede. Qualcosa di puro e primitivo, come la preghiera del difensore prima del fischio d’inizio di ogni partita, quando si concede un momento per sé: braccia e sguardo verso l’alto, prima di rivolgere tutta la sua concentrazione sul campo. Ci ha messo poco, Acerbi, a prendersi il centro della difesa dell’Inter e conquistare la fiducia del popolo nerazzurro, a sigillare questo patto di fede: abbiamo imparato a capire che, con lui in campo, la punta avversaria avrebbe sofferto per novanta minuti. Abbiamo imparato a fidarci di lui, della sua capacità di vincere i duelli contro i migliori attaccanti in Serie A e in Champions League. Avremmo scoperto poi che la sua fede l’avrebbe spinto molto più in là, in zone di campo che propriamente non calpesta se non nei momenti giusti, nei momenti decisivi. 

Ci ha creduto sempre, Acerbi, ci ha creduto più di tutti. Ci ha sempre messo tutta la sua passione, la sua dedizione, la voglia di andare oltre i limiti: di chi poteva essere la firma che ha sbloccato il derby della Seconda Stella, se non la sua? Ancora al posto giusto al momento giusto. Il gol contro il Milan ha sigillato una stagione straordinaria, quella del ventesimo Scudetto nerazzurro, il suo primo in carriera: un turbine di emozioni indimenticabili per lui e per la famiglia interista.

E una volta che ti abitui a questo tipo di notti, con un San Siro così, vorresti viverne sempre di più: ecco allora la cavalcata in Champions del 2025, ecco il Meazza appeso a un ultimo lumicino di speranza quando nel recupero il punteggio dice che il Barcellona è avanti 3-2, a un passo dalla finale. È qui che il leone rende immortale il suo patto di fede: è lui che ci crede più di tutti, che lascia la difesa e si fa trovare nell’area avversaria, che gira di prima il cross di Dumfries sotto la traversa con il destro. La sua corsa senza maglia, il suo volo sul prato bagnato, un abbraccio collettivo di settantacinquemila persone: Acerbi ci ha regalato uno dei momenti che meglio spiega cos’è l’Inter. Crederci sempre, esserci sempre. Grazie, Francesco: è stato bello vincere insieme!

Il saluto a Darmian

 Sei anni insieme per costruire qualcosa di meraviglioso, qualcosa destinato a perdurare nel tempo. Sei stagioni di piccoli tasselli, di cui magari non si percepisce immediatamente l’importanza, ma che visti nel loro insieme formano un bellissimo mosaico. Mattoncini messi lì con il duro lavoro, con dedizione, abnegazione e sacrificio. È stato facile per chi ama l’Inter amare Matteo Darmian: il giocatore che fa comodo a ogni allenatore, il leader silenzioso nello spogliatoio, il compagno di squadra sempre pronto a fare quella corsa in più, che non si lamenta ma incoraggia, che si fa trovar pronto in qualsiasi momento e in qualsiasi ruolo.

Intelligente, Matteo, capace di vedere gli spazi vuoti in campo, capace di leggere gli avversari. È stato facile apprezzare la duttilità di Matteo Darmian, è stato facile ammirare la sua capacità di adattarsi senza batter ciglio e la sua costanza di rendimento in campo. Sono pochi i ruoli difensivi che non ha ricoperto dal giorno in cui è arrivato all’Inter sul tramonto dell’estate 2020: esterno a destra e a sinistra, braccetto, anche centrale in emergenza, sempre con lo stesso sguardo, sempre con la stessa voglia di dare il massimo. Caratteristiche che lo hanno reso ai nostri occhi l’amico su cui poter sempre contare, quello che non dice mai di no, quello a cui vuoi bene a prescindere, perché sai che è sempre lì. Il ragazzo che corre più degli altri, che non si tira mai indietro. 

Non ha sempre rubato l’occhio, Matteo Darmian, ma ha dato tutto quello che aveva per costruire sei anni di trionfi con l’Inter. 218 presenze, 13 gol, 13 assist, 3 Scudetti, 3 Coppe Italia, 3 Supercoppe Italiane. Un esempio di leadership, mentalità vincente, dedizione. Un legame profondo con la famiglia interista, che si è alzata in piedi nel giorno della festa Scudetto contro l’Hellas, quando il suo numero 36 è apparso sulla lavagna luminosa del quarto uomo. Un applauso lungo e toccante, un momento di amore vero, il giusto riconoscimento per anni di corse e sovrapposizioni, cross e inserimenti, duelli e chiusure, per aver onorato in ogni momento la maglia dell’Inter. Era commosso, Darmian, che si è battuto il petto salutando lo stadio, ed eravamo commossi anche noi per la fine di una lunga storia d’amore, di lealtà, di vittorie. Grazie, Matteo: è stato bellissimo vincere insieme!

Il saluto a De Vrij

 “Mi hanno chiamato per fare un muro.” Sono passati otto anni da quando Stefan De Vrij ha pronunciato questa frase, la sua prima da giocatore dell’Inter. Una promessa al mondo nerazzurro, un’affermazione di sicurezza. Un muro elegante e solido, resistente a ogni tipo di intemperie, un muro alla base dei successi costruiti dall’Inter nelle otto stagioni in cui Stefan De Vrij ha indossato la maglia nerazzurra.

Ci siamo fidati di Stefan De Vrij, gli abbiamo affidato le chiavi del cantiere difensivo. Lui si è messo lì, mattone dopo mattone, stagione dopo stagione: solido, costante, imperturbabile. Elegante palla al piede, chirurgico nell’impostazione, imperioso negli stacchi di testa, potente negli uno contro uno. Ha preso spatola e malta, ha posizionato un blocco alla volta: davanti agli occhi avrà rivisto i muri tipici delle case di Rotterdam, dove è cresciuto e dove si è formato calcisticamente, dove ha imparato l’arte del difendere. Noi abbiamo ammirato il progetto che nasceva e prendeva forma: con il premio di Miglior Difensore della Serie A 2019/20, conquistato nella seconda stagione in nerazzurro, ci ha dimostrato che aveva posto delle fondamenta estremamente resistenti, con qualche meraviglioso affresco qua e là: sono 13 i gol segnati da De Vrij con l’Inter, tre dei quali arrivati nei derby contro il Milan. Il primo nel 2019, nel 2-3 del 17 marzo: una vittoria fondamentale nella corsa Champions. Il terzo nella sfida del 2 febbraio 2025, nella quale ha regalato all’Inter l’1-1 nei minuti di recupero. L’emozione più grande, forse, ce l’ha regalata con il secondo, quello nel derby vinto per 4-2 il 9 febbraio 2020. Un’incornata regale a sigillare la rimonta dell’Inter nel secondo tempo, da 0-2 a 3-2, festeggiata dal boato ruggente di San Siro. Ci è riuscito, Stefan, ha mantenuto la sua promessa: otto anni di legame con i colori nerazzurri, otto stagioni di lealtà, d’amore, di successi, in cui ha riempito la bacheca con tre Scudetti, tre Coppe Italia, tre Supercoppe Italiane, coronando una meravigliosa avventura da 296 presenze, 13 gol e 8 assist. Partita dopo partita, mattone dopo mattone, il muro è stato completato alla perfezione. Una colonna portante della storia recente, capace di trasmettere un senso di sicurezza già solo con l’annuncio: “Con il numero 6, Stefan De Vrij!” Grazie, Stefan: è stato bellissimo vincere insieme!