FORMULA 1

L'aquila sul casco, la Ferrari e il destino dietro la curva: Ignazio Giunti, cinquant'anni dopo

Il 10 gennaio del 1971 Ignazio Giunti perdeva perdeva la vita nel corso della 1000 Km di Buenos Aires. Il nostro ricordo del campione romano

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Era una promessa della Formula Uno e della Ferrari, Ignazio Giunti, ed al tempo stesso un campione già affermato con le vetture Turismo ed i Prototipi: Alfa Romeo e ancora Ferrari. Il pilota romano avrebbe compiuto ottant'anni il prossimo 30 agosto. Perse invece la vita quando ne aveva poco più di ventinove, il 10 gennaio di cinquant'anni fa, in una delle tragedie più assurde della storia delle corse, durante la 1000 Km di Buenos Aires.

L'aquila dipinta sul casco, con una "M" stilizzata sulla fronte. M come Mara, la fidanzata conosciuta durante la Targa Florio: lei era una modella e stava facendo un servizio per "Grazia" a Cefalù. Per chi iniziava ad appassionarsi alle corse nella seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso, la "chiave" per scoprire Ignazio Giunti e subito dopo approfondire la sua vicenda umana ed agonistica, era proprio quel casco così particolare, minaccioso, "definitivo". Che incuriosiva. Bastava quella scintilla, il casco appunto, per spingersi oltre. Subito dopo venivano le poche righe di un palmares - da subito vincente - e purtroppo sufficienti per approdare rapidamente al capitolo conclusivo. Del quale ricorre quest'anno, all'inizio dell'anno, il cinquantesimo anniversario.

Domenica 10 gennaio 1971. Sì, allora come oggi una domenica. Buenos Aires è la prima tappa del Campionato Internazionale Sport Prototipi del 1971, "apripista" del Mondiale Marche propriamente detto. Giunti si trova al comando della gara, ancora nella sua fase iniziale, al volante della Ferrari 312 PB ufficiale (la nuova "barchetta" da tre litri di Maranello, più agile e maneggevole delle mastodontiche Sport da 5000 centimetri cubici di cilindrata), quando la Matra MS660 guidata da Jean-Pierre Beltoise rimane senza carburante all'altezza del tornante che precede la piega verso sinistra che a sua volta immette sul rettilineo dei box. Il pilota francese tenta di spingerla fino ai box ed ha raggiunto la curva quando sopraggiungono Mike Parkes (alla guida della grossa Ferrari 512M della Scuderia svizzera Filipinetti) e lo stesso Giunti che ne ha preso la scia e si appresta al doppiaggio. Il pilota britannico (scomparso nel 1977 in un incidente stradale alla periferia di Torino) riesce a scartare sulla sinistra e ad evitare la Matra praticamente ferma in traiettoria (già da un paio di giri tra l'altro), infilandosi tra il bordo del nastro d'asfalto e la barchetta francese che l'italiano si trova davanti all'improvviso, senza possibilità di evitarla. Giunti muore nel rogo della Ferrari, sotto gli occhi - tra gli altri - di Arturo Merzario che di lì a poco avrebbe dovuto dargli il cambio al volante e che in quell'occasione non potè nemmeno tentare di fare quello che sarebbe invece riuscito a fare cinque anni e mezzo più tardi, salvando Niki Lauda dalle fiamme del Nuerburgring. Beltoise venne squalificato per tre mesi ma quella "macchia" gli rimase impressa addosso per tutta la sua carriera e forse oggi è più giusto dire che il pilota francese (morto sei anni e cinque giorni fa a Dakar) concentrò a lungo solo su di sé responsabilità - morali e di sostanza - ben più ampie e complesse, che sarebbe stato quantomeno più giusto distribuire, proprie dell'organizzazione e dell'ambiente stesso delle corse.

Resta il ricordo di un pilota scomparso all'inizio della stagione che avrebbe potuto lanciarlo verso una carriera internazionale di primissimo piano in Formula Uno, "prototipo" del ragazzo di buona famiglia (anzi nobile) che inizia a correre di nascosto e non esita a "sporcarsi" le mani nelle gare minori per farsi strada verso la scena internazionale dell'automobilismo fino a diventare uno specialista delle gare di durata ed una promessa della Formula Uno, che Ignazio aveva assaggiato l'anno prima, alternandosi in quattro occasioni con Clay Regazzoni al volante della Ferrari 312B al fianco di Jacky Ickx, piazzandosi ai piedi del podio nel GP del Belgio del debutto a Spa-Francorchamps (alle spalle di... Beltoise!) e poi ancora settimo in quello d'Austria a Zeltweg.

 

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