Kimi campione, l'età dell'innocenza lascia il posto a quella della consapevolezza
Il significato del titolo conquistato a Città del Messico va ben oltre l'impresa sportiva
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"Non cambierò il mio numero dodici per il numero uno del campione del mondo perché mi serve per rimanere me stesso, tenere i piedi per terra e divertirmi sempre". Ha il potenziale per diventare uno dei più grandi di sempre, Kimi Antonelli, ma il suo manifesto sta tutto in queste parole. Spontaneità destinata ad evolvere (lo sta già facendo) in carisma a diciotto carati, con un effetto dirompente sul mondo della Formula Uno. Solo molto raramente in passato un pilota, un campione del mondo, è riuscito a mettere tutti d'accordo e solo lui forse a mettere d'accordo i suoi stessi colleghi. Sì perché nella storia del motorsport i più grandi sono sempre stati personaggi divisivi: sia a ragione del dualismo con il loro principale avversario, sia nella loro"cifra" umana più intrinseca. Viene in entrambi i casi da pensare ad Ayrton Senna (non a caso il primo riferimento di Kimi) e alla sua sfida infinita con Alain Prost.
Il bello viene adesso? Cosa cambierà il titolo ridato nella vita di Kimi Antonelli e come cambierà lui stesso? La sfida più grande che il neocampione ha ora davanti è quella di cucirsi addosso la Formula Uno e in un certo senso modellarla, facendone il palcoscenico per un ciclo vincente, come solo i più grandi di cui sopra hanno saputo fare in passato, piuttosto che lasciarsene cambiare. Una sfida affascinante, una prospettiva dai contorni ancora molto sfumati. L'età dell'innocenza finisce qui, ora inizia quella della consapevolezza: anche quella di una stagione forse irripetibile, quasi un monologo che la concorrenza (Max Verstappen da un lato, la Ferrari dall'altro) hanno l'ambizione e in un certo senso il dovere di allargare ad un confronto che fa già fregare le mani a milioni di appassionati e molto più prosaicamente non solo a loro. C'è una scommessa vinta da monetizzare. Kimi è un patrimonio mondiale "unesco" in termini di freschezza e di umanità, simbolo della Formula Uno attuale ma al tempo stesso antidoto alla Formula Uno attuale: globale e onnicomprensiva, ma spesso mortificata dai tecnicismi esasperati e dalla "burocrazia" da corsa più cervellotica e politicamente corretta.