antonelli campione

Formula 1, Kimi Antonelli campione nel segno della storia: raccoglie l'eredità dei grandi come Ascari e Farina

Kimi Antonelli raccoglie l'eredità di Ascari, Farina e delle leggende tricolori in Formula 1: la storia dei piloti italiani che hanno lasciato un segno nel Mondiale

di Stefano Fiore
01 Nov 2026 - 23:43
1 di 23
© Getty Images  | GP Australia
© Getty Images  | GP Australia
© Getty Images  | GP Australia

© Getty Images | GP Australia

© Getty Images | GP Australia

L'attesa è finita, il digiuno si è spezzato in questa indimenticabile e storica domenica 1 novembre 2026: Kimi Antonelli è il nuovo Campione del Mondo di Formula 1. Una giornata che riporta il tricolore sul tetto del mondo dopo 73 anni: il 20enne bolognese entra di diritto e dalla porta principale nell'esclusivo Olimpo dei migliori piloti italiani di F1 di sempre. Il trionfo di oggi è anche il risveglio di un'intera nazione che da tempo sognava di tornare a vedere un connazionale alzare la coppa più ambita del motorsport.

Per comprendere la portata dell'impresa di Antonelli, bisogna riavvolgere il nastro della memoria fino agli albori della massima categoria automobilistica. Prima di lui, infatti, solo due italiani erano riusciti a laurearsi campioni del mondo, in un'era pionieristica fatta di coraggio, fango e meccanica pura.

Il primo fu il leggendario Giuseppe Emilio (ma che tutti conoscono come Nino) Farina, vincitore della primissima edizione del mondiale nel 1950 a bordo dell'Alfa Romeo, capace di collezionare cinque vittorie e cinque pole position in carriera su 34 GP disputati.

Poi arrivò il mito di Alberto Ascari, dominatore assoluto delle stagioni 1952 e 1953 al volante della Ferrari, che fermò il suo incredibile palmarès a quota tredici Gran Premi vinti su 33 gare (oltre a 14 pole position) prima che il destino se lo portasse via troppo presto, a 37 anni in un incidente a Monza. 

Ma nel corso degli anni l'Italia ha potuto contare su altri grandi piloti, che sono riusciti a vincere almeno un Gran Premio F1 pur rimanendo senza corona. Il pensiero va a Riccardo Patrese, 256 Gran Premi disputati, sei vittorie e otto pole position, a lungo detentore del record assoluto di presenze in pista e che è riuscito a chiudere, nei primi anni '90 sulla Williams, secondo e terzo nella classifica piloti.

E ovviamente c'è il compianto Michele Alboreto, che fece sognare un intero Paese sfiorando il mondiale nel 1985 sulla Ferrari e conquistando cinque prestigiosi successi in carriera e 2 pole position prima della morte nel 2001, a 44 anni, sul circuito del Lausitzring.

Poi negli anni duemila l'Italia aveva tifato Giancarlo Fisichella, tre vittorie su Jordan e Renault (e cinque Gp sulla Ferrari nel 2009) con 4 pole position (l'ultima nel 2009, con lungo digiuno tricolore sino a Kimi Antonelli quest'anno Cina). Due sono invece stati i successi di Elio De Angelis, più tre pole position, in 109 GP negli anni '80 sulla Lotus. Infine quella che, fino al Gp di Shanghai di quest'anno, era stata l'ultima vittoria di un italiano in F1: quella di Jarno Trulli, trionfatore in un unico ma iconico Gran Premio tra le stradine del Principato di Monaco nel 2004.