KIMI E LA ROSSA

Semaforo rosso: Antonelli e la Ferrari, dal rimpianto al sogno

Quali e quante sono e possibilità che il neocampione del mondo possa un giorno guidare la Rossa nei Gran Premi del Mondiale?

di Stefano Gatti
02 Nov 2026 - 00:29
 © Getty Images

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"Kimi correva con il marchio Ferrari quando debuttò nei kart e Massimo Rivola (all'epoca responsabile della Ferrari Driver Academy e oggi AD Aprilia Racing, ndr) lo voleva inserire subito nel programma. Gli dissero che era troppo piccolo per fare una valutazione. Quello fu l'unico contatto con la Ferrari: parliamo di prima che ricevessi la chiamata dalla Mercedes". 

Sono le parole di papà Marco a raccontare perché il neocampione del mondo abbia vestito fin dagli inizi della sua carriera la tuta nera e non - come sarebbe stato forse più... logico aspettarsi quella rossa. Difficile comprendere come il più grande talento del motorsport di casa nostra di questo primo quarto di Ventunesimo Secolo abbia preso la via di Brackley quando i cancelli della Scuderia distavano poche decine di chilometri da casa e la Ferrari disponeva già di una academy strutturatissima, oltre ad avere già al proprio attivo il lancio di alcuni giovani talenti del suo vivaio nel mondo dei Gran Premi. Un rimpianto grosso così, al limite dell'imbarazzo, con un solo modo per porvi riparo da qui in avanti: l'unione delle forze in un futuro che al momento appare però molto lontano, per non dire ipotetico. La discriminante non può certo essere la volontà delle due parti e risiede unicamente nella competitività della monoposto rossa. Senna e Verstappen, per fare solo due nomi, insegnano: al pilota migliore la macchina migliore. Certo, gli esempi di segno diverso non mancano, sempre in ottica Ferrari: Schumacher, Vettel, per ultimo Hamilton. Una sfida che potrebbe a suo tempo stuzzicare molto Kimi, quasi un destino scritto tra le stelle ma - lo ripetiamo - attualmente molto lontano dalla realtà.

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Senza andare troppo indietro nel tempo, l'ultimo italiano pilota titolare della Ferrari è stato nel 1992 Ivan Capelli, protagonista (si fa per dire) di una stagione sfortunata e terminata anzitempo ma è stato Michele Alboreto - ormai quarantuno anni fa - a lottare per il titolo con Alain Prost per due terzi del Mondiale del 1985, chiudendo quella stagione da vicecampione del mondo, penalizzato nel momento chiave della stagione dai problemi di affidabilità del motore turbo della F1-85. All'insegna dell'estemporaneità le successive apparizioni al via dei Gran Premi con lo stemma del Cavallino Rampante di Gianni Morbidelli nel 1991, Nicola Larini (inevitabilmente passato in secondo piano - e oltre - il suo secondo posto nel tragico GP di Imola del 1994) e quelle di Giancarlo Fisichella e Luca Badoer nel 2009. 

Antonelli in tuta rossa rimane un'eventualità remota, attualmente allo stato di semplice sogno ma comune a migliaia (anzi milioni) di appassionati, anche se la storia della Formula Uno ci ha insegnato che... mai dire mai. Nulla in fondo è perduto: fino ad ora ci siamo persi "solo" l'opportunità di vedere un pilota italiano vincere il Gran Premio d'Italia a Monza al volante della Ferrari sessant'anni esatti dopo Ludovico Scarfiotti. Un segno del destino?