Scenari

La Germania vuole limitare l'industria cinese dell'auto

Si fanno sempre più insistenti le pressioni sul Cancelliere Merz affinché introduca misure che riducano l'export di Pechino

di Tommaso Marcoli
28 Ago 2026 - 09:35
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Un'industria automobilistica tedesca così impaurita e confusa non si era mai vista. Abituati a decenni di crescita costante e quasi invulnerabile, in un batter d'occhio i grandi marchi si sono ritrovati a dover fronteggiare tagli al personale, ridimensionamenti e un'agguerrita concorrenza cinese. Le conseguenze si ripercuotono sull'intero sistema economico tedesco: serve l'intervento politico.
Richiesta di aiuto
Le difficoltà sono sotto gli occhi di tutti: Volkswagen potrebbe chiudere quattro fabbriche; Mercedes perde denaro; BMW riduce l'offerta solo per citarne alcuni. Nelle avversità l'unione fa la forza e l'industria dell'auto manda un inequivocabile SOS al Cancelliere Friedrich Merz: la Cina va contenuta. Serve adottare - questa la posizione - una linea più dura nei confronti di Pechino "colpevole" di adottare una strategia di concorrenza sleale. I dati sembrano dar loro ragione: un rapporto OCSE rileva che i produttori cinesi hanno ricevuto da tre a otto volte più sussidi statali rispetto ai rivali dell'OCSE in rapporto ai ricavi, con le sovvenzioni che hanno rappresentato quasi il 60% dei loro guadagni di quota nel mercato globale.
Sempre più vicine
In sintesi significa che l'industria automobilistica cinese è per lo più sostenuta dallo Stato. Una condizione che crea squilibrio e la Germania ha visto il suo disavanzo commerciale con la Cina crescere di 22 miliardi di dollari lo scorso anno (le importazioni sono aumentate dell'8,8%, mentre le esportazioni sono calate del 9,7%). La preoccupazione è particolarmente forte tra i costruttori di auto che vedono continuamente erodere la propria quota di mercato. Volkswagen ha già perso la leadership in Cina e, sebbene sia di gran lunga il primo gruppo in Europa, i marchi cinesi proseguono inesorabili la loro avanzata anche da noi.
Servono tariffe
La situazione non è così semplice da risolvere, perché al minimo sentore di tariffe, la Cina risponderebbe in egual misura. La politica, che deve fare i conti con possibili ritorsioni, prova a farsi sentire: "L'Unione Europea deve disporre di strumenti efficaci per difendere adeguatamente i propri interessi nel mondo", ha dichiarato Merz a giugno. "Abbiamo un peso nel mondo e vogliamo usarlo". Già, ma come? Si parla di dazi sulle ibride plug-in d'importazione e regole comunitarie per auto "Made in Europe" progettate per aumentare la quota di componenti di fabbricazione europea. Mettere d'accordo tutti non sarà facile perché ognuno ha i suoi interessi da tutelare e sopra tutti sta sempre lei: la Cina.

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