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Scenari

Groenlandia, dazi, auto: l'intreccio che spaventa l'Europa

Trump promette nuove tariffe ai Paesi che intralciano le ambizioni USA sull'isola artica

di Tommaso Marcoli
19 Gen 2026 - 14:24
 © Getty Images

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Il giorno dell'insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump se lo ricordano tutti. Il 47esimo Presidente degli Stati Uniti d'America (la più longeva Democrazia Occidentale) si è esibito in una manifestazione di forza spavalda e arrogante. Se i dazi sono stati l'argomento di primo dibattito, non è passata inosservata la minaccia di annettere la Groenlandia per "sicurezza nazionale". A un anno di distanza, l'Europa si è resta conto che quella era una frase che sarebbe stato meglio prendere sul serio.
Dazi
Le parole stanno lasciando il posto ai fatti e l'imprevedibilità di Trump costringe i Paesi europei a delle contromisure. Se l'acquisto - qual è il "prezzo" di un Paese? - resta la prima volontà, il Presidente non ha escluso un intervento militare se non si trovasse un accordo. L'invio di un - piccolo - contingente di truppe europee in difesa di un territorio isolato ed esposto ha suscitato la rappresaglia di The Donald: chi non ritira il presidio subirà un dazio del 10% dal primo febbraio, con incremento al 25% se l'1 giugno la situazione non sarà risolta.
L'allarme della Germania
Sebbene il rientro in Patria della Bundeswehr dalla Groenlandia - secondo lo Spiegel - fosse già programmato, l'allarme dalla Germania si alza rumoroso. La VDA (associazione dei costruttori di automobili) avverte che l'introduzione di ulteriori dazi avrebbe conseguenze tremende per l'industria auto tedesca ed europea. Un ulteriore 10% riporterebbe le tariffe al 25%: insostenibili per le aziende che esportano veicoli oltreoceano. In una circostanza economica già particolarmente fragile, l'associazione richiede un intervento rapido e intelligente alla Comunità Europea.
La coperta è corta 
L'ipotesi del "Bazooka" - la chiusura del mercato unico - sembra per ora esclusa. Sul tavolo ci sarebbe la proposta di controdazi per un valore complessivo pari a 93 miliardi di dollari. Un'azione forte ma legittima che potrebbe però allargare una frattura che sembra sempre più difficile sigillare. L'accordo raggiunto - ma in attesa di ratifica da parte del Parlamento europeo - dopo decenni di negoziati tra UE e Mercosur è la risposta più concreta e un messaggio incoraggiante: i rapporti costruiti solo sulla forza diventano ostili, e possono condurre a nuove opportunità

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