Inchiesta arbitri, parla Rocchi: "Mai avuto rapporti con dirigenti Inter. I club si lamentano da sempre..."
L'ex designatore racconta come la sua vita sia stata sconvolta dall'accusa di frode sportiva in concorso: "All'improvviso trasformato in un mezzo delinquente"
Dopo la bufera parla Gianluca Rocchi. Ora che l'indagine per frode sportiva in concorso è stata archiviata, l'ex designatore arbitrale ha commentato in una lunga intervista rilasciata al Corriere dello Sport l'inchiesta sugli arbitri che gli ha sconvolto vita e carriera: "Mi è esplosa una bomba nella vita... Me lo sarò ripetuto cinquanta volta. Perché a me?, cosa ho combinato? Da impazzire. E le cose sono via via peggiorate. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché? Ho fatto pensieri d’ogni tipo. Chi mi vuole così male? Ho però trovato anche tanta gente amica, c’è chi ha provato a rassicurarmi: a volte sono segnali, mi è stato detto, segnali di un cambiamento e devono essere colti".
Rocchi prosegue nel suo racconto: "Mi sono ritrovato con la vita stravolta, con spiegazioni da dare ai figli, mio padre e mia madre hanno avuto solo parole di sostegno. Una bolla, ecco, ogni tanto mi osservo da fuori e mi auguro di svegliarmi da un incubo. Nell’incubo senti che hai smarrito il codice della vita, che hai demolito il nucleo della sicurezza, che stai precipitando... Ho scelto una vita e un ruolo che sono basati su valori quali l’onestà, la rettitudine, all’improvviso mi hanno trasformato in un mezzo delinquente. E poi quell’enorme vuoto da riempire... Quando passi da impegni h24, perché il designatore non stacca mai, al nulla cosmico. Quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli e occuparmi di me stesso, diventa improvvisamente un disagio, un inferno e la mattina vorresti non svegliarti per non dover inseguire qualcosa da fare. Così ogni giorno, per mesi".
Un vuoto dovuto alla autosospensione che Rocchi si è inflitto: "Non avrei potuto fare diversamente, rispettando i miei princìpi. Avevo delle responsabilità nei confronti dei ragazzi (gli arbitri, ndr). Volevo che finissero la stagione in condizioni accettabili, senza pressioni supplementari".
Al centro dell'inchiesta, presunti legami tra Rocchi e alcuni dirigenti dell'Inter. L'ex designatore però smentisce categoricamente: "Marotta? Mai sentito, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti. Per questo avevo inserito la figura del referee manager, un professionista addetto ai club. Penso che lo conservino anche quest’anno". Poi sulle lamentele dei club: "Da sempre tutte le società, pur se in tempi diversi, hanno avuto qualcosa da dire agli arbitri o sugli arbitri e quando dico da sempre non mi riferisco al mio periodo. Io posso garantirti che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia".
Rocchi fa anche mea culpa: "Errori ne ho certamente commessi, il principale la scorsa stagione. La linea del Var l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato, meglio più Var che meno. Anche in termini di comunicazione un grosso errore