In Serie A si segna a grappoli: seconda media gol dietro alla Bundesliga, i dati
Serie A da pop corn. Anche in questa giornata il campionato ha regalato gol e spettacolo. La media reti segnate a partita fa invidia alle top leghe europee
Serie A, ma sei veramente tu? Quasi ci eravamo rassegnati a un campionato distante anni luce rispetto agli altri top europei. Lo scorso torneo era stato sconfortante, a tratti avvilente. L'annata 25/26 si era conclusa con una media di 2.43 gol a partita. Una miseria, in confronto a Liga (2.69), Premier League (2.75), Ligue 1 (2.82) e Bundesliga (3.23).
Oggi, questo dato è completamente ridimensionato. E da Parma-Udinese è uscito soltanto il secondo 0-0 in 88 incontri. Sui campi di Serie A, in ogni gara, la rete viene gonfiata in media 3.11 volte. Cifra che ci proietta sul secondo gradino del podio, alle spalle della solita Lega tedesca (3.55), dove è stata disputata una giornata in meno rispetto agli altri tornei. In Spagna, il punto di mezzo viene toccato a 3.01. Chiudono Ligue 1 (2.97) e, a sorpresa, la Premier League (2.77).
E i numeri potrebbero essere rimpolpati stasera. Mancano ancora due appuntamenti per concludere l'ottava tappa: Frosinone-Lecce (la propositività e la ricerca della porta dei ciociari sono risaputi) e Fiorentina-Atalanta (due squadre che hanno bisogno di segnare e vincere per levarsi dalla palude).
Ma come è possibile cambiare volto a un campionato che era specchio delle difficoltà della Nazionale azzurra? Probabilmente, in estate, gli addetti ai lavori hanno capito che era il momento di osare, non di nascondersi. Che la fantomatica rivoluzione dovesse partire dall'ultima alla prima classificata della massima categoria. Basta vedere Venezia-Inter di ieri per appurare come anche il fanalino di coda esprima calcio a buoni livelli.
Le richieste degli appassionati, bramosi di divertimento e gol, sono state finalmente esaudite. Difficile rintracciare squadre che non abbiano espresso anche solo parzialmente sprazzi di buon calcio. Comprese le compagini allenate da allenatori storicamente "timidi". E anche i blocchi bassi vengono inframezzati da manovre coraggiose e transizioni.
Probabilmente, subire così tanto non fa piacere ad alcuni allenatori. Ma la tesi è chiara ai più. Anche a chi non lo dice apertamente. Per enunciarla, parafrasiamo il tecnico vincitore dell'ultima (brutta) Serie A. "C'è un po' troppa prudenza a casa nostra", denunciò Cristian Chivu sul finale della passata stagione. "L'Italia è più conservativa e non accetta il caos. Il giusto mix è lasciarsi andare un po' di più, accettare il fatto che si può sbagliare, che si può perdere un duello". E, tra le linee, l'allenatore interista riconobbe che il calcio va in direzione di PSG-Bayern 5-4, ultima semifinale di Champions da fuochi d'artificio.
Tra i fattori potrebbe incidere anche la carta d'identità, di allenatori e giocatori? Non è un caso che lo scintillante campionato cui stiamo assistendo abbia un'età media di giocatori schierati in partita di 25.6, sette centesimi in meno rispetto al 25/26. E dalla panchina arrivano idee nuove. È sufficiente constatare che metà dei timonieri di Serie A hanno meno di 50 anni. E il più anziano(non ce ne voglia Gian Piero Gasperini) è forse il più moderno di tutti.
Parte del merito va altresì ritagliata per le nuove regole arbitrali introdotte da agosto. Calcio più fluido, movimentato, meno "mezzi falli" e l'impennata del tempo effettivo. Ritmo, freschezza e gioventù al potere, senza nulla togliere ai più attempati che danno a loro volta l'apporto per rendere così entusiasmante questo primo spezzone d'anno. E allora prosit, di fronte a questa Serie A. Per gli astemi, i pop corn andranno ugualmente bene.