PARLA IL NEUROLOGO

Serie A a porte chiuse: per i giocatori dipende tutto dall'allenatore

Ne abbiamo parlato con il neurologo e divulgatore scientifico Rosario Sorrentino

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La Serie A è pronta a ripartire dopo lo stop per l'emergenza coronavirus ma con l'incognita delle porte chiuse. Una variabile psicologica per i calciatori che, senza tifosi, potrebbero migliorare o peggiorare le prestazioni. Grazie all'aiuto del neurologo Rosario Sorrentino abbiamo fatto il punto su quale situazione dovranno attendersi squadre, giocatori e anche allenatori con il campionato a porte chiuse.

Che prestazioni dobbiamo aspettarci dalle squadre che torneranno in campo a porte chiuse dopo la sospensione forzata?
Anche i calciatori saranno inevitabilmente condizionati dal clima di allarme medico e mediatico che vive il Paese, il calcio si trova messo completamente a nudo. L’assenza del pubblico negli stadi sancisce la fine della sacralità dell’evento: qualcuno ne trarrà giovamento, altri potrebbero esserne penalizzati. Certo si va in campo con mille incognite. Il trend di performance (positiva o negativa) potrebbe essere interrotto e dipenderà tutto e più di prima dall’allenatore, non solo dal punto di vista tecnico. In questa fase anomala il rendimento della squadra dipenderà ancora più da lui, il peso specifico del mister cresce esponenzialmente. Da una parte c’è la sua capacità di motivare i giocatori ma sarà fondamentale anche il tratto umano: ovvero ottenere la fiducia dei propri calciatori anche fuori dal campo.

La pausa forzata per il virus in un mondo iper-calendarizzato innescherà ribaltamenti clamorosi?
Lo stop &go potrebbe da una parte portare a un calo di tensione agonistica ma dall’altra potrebbe ridurre lo stress da prestazione che molti giocatori hanno; soprattutto i più giovani. Non dovrà stupire se in assenza della pressione del pubblico alcuni calciatori improvvisamente alzassero il proprio rendimento sentendosi più liberi psicologicamente. Anche qui sarà sempre più decisivo l’allenatore.

Anche in Serie A molti calciatori sono ragazzi o post adolescenti. Come reagiranno alla paura di questi giorni?
Per i giocatori più giovani sarà importante l’esperienza dei più anziani. Qui le leadership all’interno degli spogliatoi possono anche cambiare. In questa fase per essere un leader riconosciuto nello spogliatoio potrebbe non bastare la cifra tecnica ma sarà importante la credibilità umana. Per gestire la paura è importante avere punti di riferimento in campo che sappiano trasmettere fiducia dal punto di vista personale piuttosto che calcistico.

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