Processo Maradona, rabbia e lacrime in aula. La ex moglie punta il dito: "Lui è l'assassino"
Nel mirino della famiglia c'è il neurochirurgo Leopoldo Luque
Proseguono in un clima di forte tensione e commozione le udienze del processo contro i sette imputati accusati di omicidio colposo per la morte di Diego Armando Maradona, in corso nel tribunale di San Isidro, a Buenos Aires. Dopo la toccante testimonianza della figlia Gianinna risalente alla scorsa settimana, oggi è toccato alla ex moglie Veronica Ojeda salire sul banco dei testimoni e, ancora una volta, è emersa una dura narrazione che tra rabbia e lacrime ha puntato il dito principalmente contro il neurochirurgo Leopoldo Luque.
"E' un assassino! Diego gli voleva bene ed è arrivato anche a regalargli una moto, non capisco come abbia potuto fare questo. Lui e la psichiatra (Agustina) Cosachov sono quelli che ci hanno convinto al ricovero domiciliare, e che ci sarebbero state tutte le apparecchiature necessarie", ha detto Ojeda. "Sto cercando di essere rispettosa, ma lui ha ucciso il padre di mio figlio", ha insistito Ojeda tra le lacrime.
In linea con la testimonianza di Gianinna, l'ex moglie del calciatore ha ribadito che "la casa non era adatta all'assistenza domiciliare". "Non c'erano apparecchiature, non poteva nemmeno lavarsi. C'era solo un vaso da notte nella stanza di Diego, era sporchissima e c'era un odore nauseabondo e insopportabile", ha detto. L'ex moglie ha quindi presentato al tribunale una registrazione completa di oltre un'ora della riunione tenuta tra lo staff di Luque e la famiglia in cui venne deciso che Maradona non sarebbe stato ricoverato in clinica dopo la delicata operazione alla testa per la rimozione di un ematoma e che sarebbe stato preso in cura dal neurochirurgo nella villa della località di Ezeiza dove alla fine morì il 25 novembre del 2020. I giudici dovranno stabilire adesso se incorporare la nuova prova nel processo.