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LE PAROLE

Festival dello Sport di Trento, parla Platini: "Tornare alla Juve? Non si vive due volte la stessa storia d'amore"

L'ex fuoriclasse francese sulle voci di un suo possibile ruolo nella dirigenza bianconera: "Voglio fare qualcosa di buono per tutto il calcio, non per un singolo club"

09 Ott 2025 - 22:18

Michel Platini ha allontanato l'ipotesi di un suo ritorno alla Juventus: "Se devo tornare (a ricoprire ruoli dirigenziali, ndr) è per fare qualcosa di buono per il calcio, per tutto il calcio, non per un solo club - le parole dell'ex fuoriclasse francese al Festival dello Sport di Trento -. Alla Juventus ho già dato tutto: non si vive due volte la stessa storia d'amore".

Come noto il club bianconero è nel pieno di un'operazione di riassetto dei propri vertici aziendali e tra i ruoli che potrebbero passare di mano c'è anche quello di presidente, visto che Gianluca Ferrero sembra destinato a farsi da parte, anche se non nell'immediato, per far posto a una figura di maggior peso internazionale. Il nome di Le Roi naturalmente stuzzicava i tifosi, ma i suoi piani sembrano essere altri.

Platini ha poi incensato Alex Del Piero, altro candidato al ruolo, e lanciato una frecciatina agli ultimi tecnici bianconeri sull'impiego di Kenan Yildiz: "Alex è stato un grande giocatore, un'immagine della Juventus. Yildiz? Nessuno mette il numero 10 sulle fasce e non al centro. Dovete però chiedere agli allenatori il perché, non a me...".

Platini ha poi parlato del suo passato bianconero: "Perché ero simpatico anche a quelli che non tifavano la Juventus? Forse perché non ho mai preso in giro i miei avversari, tanto meno le tifoserie. Ho giocato seguendo la mia filosofia: in Francia le persone che vanno allo stadio sono spettatori, in Italia sono tifosi".

"La mia è stata una vita un po’ bizzarra, speciale - ha proseguito -. Quando ho chiuso con la Juve ho detto ad Agnelli ‘Sono stanco, non ne posso più’ e non ho firmato un nuovo contratto. Alle Juve sono costato poco perché ero svincolato. Ha dato più la Juve a me che io alla Juve. Sono stufo dei giocatori che dicono vogliono entrare nella storia. Tu vai e giochi per una società, per i tifosi".

È tornato anche sul mancato passaggio all'Inter nel 1980, dopo che i nerazzurri lo avevano opzionato: "Avevo firmato con l'Inter due anni prima di andare alla Juventus ma le frontiere erano chiuse perché in Italia gli stranieri non potevano arrivare. Quando la Juve è venuta a cercarmi sono stato rispettoso e ho chiamato l'Inter per informarli. Non conoscevo Agnelli e mi disse che dovevamo vincere la Coppa dei Campioni. Io gli ho detto 'facile, ci penso io'".

Poi, la vicenda processuale che lo ha visto coinvolto negli scorsi anni e che si è da poco conclusa con la sua assoluzione: "Dieci giorni fa ho ricevuto una lettera dalla giustizia svizzera in cui si diceva che è tutto finito, ma quella storia è durata dieci anni. Alla Fifa trovi una serie di persone, poi i procuratori svizzeri... In più i media ne parlano molto ed è complicato vivere. Dopo tu sai che alla fine vincerai, ma passi dieci anni e ti viene tolto tutto il tuo lavoro, tutta la tua passione. Grosso modo la Fifa mi ha pagato e dopo mi ha sospeso perché mi ha pagato (al centro delle indagini c'era una consulenza da due milioni di franchi, ndr). Una cosa che non ho capito, ma è così

"Se fossi stato il presidente della Fifa il Var non ci sarebbe mai stato - ha poi proseguito parlando della mancata possibilità di ricoprire il ruolo attualmente di Gianni Infantino -. Io credo che bisogna lasciare il calcio 'umano'. Con il Var si spostano solo e soltanto i problemi. Per quanto mi riguarda lo manterrei solo per le linee laterali. Tutto il resto è interpretazione e dunque bisogna lasciare che gi arbitri interpretino secondo le regole del calcio".

Infine ha ripercorso le strade che lo hanno portato dal campo alla scrivania: "Ero in contatto con la Fifa, ho conosciuto Blatter e un giorno, a Singapore, Blatter mi ha chiesto se volevo diventare presidente della Fifa. Ho rifiutato perché dovevo organizzare la Coppa del mondo in Francia. Lui mi ha detto, va bene, allora mi piacerebbe che tu mi aiuti a diventare presidente. Quando sono stato consigliere di Blatter, mi sono accorto che per avere del peso bisogna avere una legittimità e la legittimità arriva dalle elezioni. Quando sei eletto hai il potere di fare le cose, dunque mi sono presentato alle elezioni per l'Uefa e per la Fifa come membro dell'esecutivo, poi dopo qualche anno il presidente dell'Uefa ha detto che lasciava (Lennart Johansson ricoprì l'incarico fino al 2007, ndr) e quindi mi sono presentato e ho vinto. È stata una battaglia durissima perché dopo che non hanno trovato nessuno per candidarsi contro di me Johansson è ritornato e io gli ho detto guarda non vado via, non mi ritiro".