Nuovi dettagli dall'inchiesta escort: "Giocatori nel privé con bottiglie da ventimila euro"
Elementi inediti nell'edizione milanese di Repubblica
© Getty Images
Ci sono nuovi dettagli sull'inchiesta che, insieme a quella legata al mondo arbitrale, sta scuotendo il calcio italiano, e a riportarli è l'edizione milanese di Repubblica. Al centro della vicenda c'è un'agenzia di eventi di Milano, i cui gestori sono finiti agli arresti domiciliari con l'accusa di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione, oltre che di associazione a delinquere. Secondo la Procura di Milano, sarebbero almeno settanta i calciatori professionisti che avrebbero preso parte alle serate organizzate dall'agenzia. La Repubblica parla di privé con bottiglie da ventimila euro. Nessuno dei giocatori, comunque, risulta indagato al momento.
Le serate prevedevano un pacchetto che includeva locali di lusso della movida milanese, escort e, in alcuni casi, sostanze stupefacenti (come l'ormai famoso palloncino che non lascerebbe tracce in un eventuale controllo). Il tutto sarebbe andato avanti anche durante il periodo del lockdown. A far scattare le indagini è stata la denuncia di una delle giovani coinvolte, presentata nell'estate del 2024.
Repubblica riporta che "Per cercare di dimostrare che con la prostituzione nulla avevano a che fare, al Riesame l'avvocato di Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, Marco Martini, che chiede ai giudici l’annullamento dell’ordinanza di arresto, ha depositato alcuni documenti. Uno di questi riguarda l’intercettazione tra due collaboratori dell’agenzia che parlano dei soldi dovuti da tre calciatori, rispettivamente del Torino, del Sassuolo e del Verona. Devono infatti saldare un conto tra i mille e 3.400 euro, nell’ordinanza ritenuto sproporzionato per una semplice cena, lasciando intendere che in realtà serviva a pagare prestazioni sessuali. Il menù di quelle notti era a base di bottiglie. In più ha depositato il tariffario del club: champagne fino a 20mila euro, tequila fino a 2.400, e nella lista pure la grottesca voce “Italian mafia show” (un pacchetto con champagne e vodka da oltre 4 mila euro). Tutto questo per dire: ecco, i soldi richiesti erano dovuti agli alcolici, non alle ragazze, e quella dell’agenzia non era un’attività per coprire lo sfruttamento della prostituzione, reato alla base dell’inchiesta. Il legale ha inoltre ricostruito che tra il 20, 21 e 22 marzo scorsi il privé del Pineta ha incassato 86 mila euro, di cui il 35% finito alla “MaDe”.