Escort per calciatori, la coppia arrestata si difende davanti al gip: "Nessun festino con prostitute"
Emanuele Buttini e Deborah Ronchi respingono le accuse di sfruttamento della prostituzione a Milano: "Siamo innocenti". Sotto la lente chat con 60 calciatori di Serie A
Hanno respinto al mittente l'accusa di aver organizzato serate nei locali vip di Milano offrendo anche escort ai clienti facoltosi, in particolare calciatori di Serie A, Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, i due compagni nella vita e nel lavoro agli arresti domiciliari da una settimana per essere stati i "promotori e dominus" dell'associazione per delinquere con al centro la presunta società "schermo" Ma.De Milano, finita nel mirino della Procura per aver gestito un giro di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Stamani i due, durante gli interrogatori di garanzia durati circa quattro ore, come ha riferito il loro legale, l'avvocato Marco Martini, hanno negato qualsiasi festino con prostitute.
"Hanno dato delle spiegazioni tecniche", ha chiarito, e sono stati "molto precisi". Il difensore ha ironizzato pure sulla descrizione, fornita da alcuni media, dei suoi assistiti come di una "coppia diabolica, amore e morte". "La dottoressa Ronchi - ha detto ancora - è laureata in Economia, Buttini è un geometra. Hanno iniziato dal nulla e hanno creato un mondo che si riferisce all'effimero con una clientela che spende sei o settemila euro per delle bottiglie di vino, cose che per loro sono normalissime, come per noi è normale andare a fare la spesa al supermercato".
Il legale, che ha annunciato che impugnerà il provvedimento cautelare e di sequestro, ha pure affermato che "non è sparito nessun soldo" verso l'estero. "Tenderei ad escludere che ci siano stati soldi in nero all'estero", ha aggiunto, chiarendo, poi, che l'accusa è diversa: "stiamo parlando di sfruttamento della prostituzione" e "questi due ragazzi sono stati dipinti come sfruttatori di povere donne". E ancora: "Vedremo come andrà a finire tutto". Inoltre, ha proseguito l'avvocato, "non erano diretti gestori del personale, perché il personale dipendente veniva pagato da altre società".
Infine, il difensore si è lamentato sostenendo che "con questo accanimento" mediatico "si sta distruggendo la vita di due persone", che, però, secondo l'inchiesta, sono state denunciate da alcune delle stesse giovani, tutte tra i 18 e i 20 anni. "Si è andato un po' oltre forse perché ci sono di mezzo dei calciatori", ha concluso l'avvocato Martini, ribadendo che i suoi clienti "hanno detto che sono totalmente innocenti".
Nel pomeriggio, poi, gli altri due indagati, Alessio Salamone e Luz Luan Amilton Fraga, collaboratori della coppia e ritenuti "partecipi" dell'associazione per delinquere, non hanno risposto alle domande della gip Chiara Valori. Il primo ha rilasciato solo una breve dichiarazione spontanea difensiva. Nelle "parole chiave" per le ricerche sui telefoni sequestrati nelle indagini dell'aggiunta Bruna Albertini e del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, gli inquirenti hanno indicato i cognomi di oltre sessanta calciatori, tra giovani e anche 'big' della Serie A, per andare ad analizzare le chat. E gli investigatori si sono anche messi a caccia dei soldi incassati dal gruppo e che sarebbero stati dirottati all'estero. Per arrivare a congelare 1,2 milioni di euro, come richiesto dalla Procura e disposto dalla gip.