Ma quindi non siamo quelli dell’Olimpico? Facile pensarlo ora dopo il netto 4-1 rifilato dall’Italia alla Turchia nella cornice di Bursa. Più difficile, invece, mantenere quel sano equilibrio che purtroppo non contraddistingue il movimento azzurro. Dopo la sconfitta contro il Belgio il morale era a terra: sembrava di non aver fatto passi avanti dalla delusione di Zenica. Le scelte del ct della nazionale italiana erano state presto additate come esperimenti finiti male, piuttosto che soluzioni innovative.
Poi… Il riscatto, quando anche tra gli addetti ai lavori in pochi potevano aspettarselo. E che riscatto, oseremmo dire. Il Mancio ignora le critiche e continua sulla sua strada: l’11 di partenza è un mix di giovani ed esperti schierati in un 4-3-3, che a prima vista poteva creare qualche dubbio. Niente Barella (lasciato a casa per scelta del mister) e fuori Di Lorenzo, tra i peggiori della sfida contro il Belgio, e nemmeno Romano, trasformato presto nel capro espiatorio di una serata in cui ha funzionato ben poco.
Tra i titolari di Bursa spiccano 8 facce diverse rispetto a quelle viste nella formazione di partenza all’Olimpico. La partita e il risultato danno ragione al ct: l’Italia completa una vittoria straripante firmata Bastoni, Frattesi, Kayode e Pio Esposito. Verrebbe quasi da dire: “Mister, ma perché non hai schierato gli stessi al debutto?". Questo sarebbe però un ragionamento di pancia… Chi ci dice che Barella e Di Lorenzo non avrebbero fatto bene contro la Turchia? Vero che quella contro i Diavoli Rossi non è stata la prima prestazione dei due veterani in Nazionale non all’altezza delle aspettative. Ma è altrettanto logico pensare che in un'Italia che solo nel primo tempo parte in vantaggio 3-0 due del calibro del centrocampista dell'Inter e del terzino del Napoli non avrebbero sfigurato, anzi. Si sa, quando una squadra gira viene tutto più facile, e chissà che sul tabellino dei marcatori non potessero finire proprio Barella e Di Lorenzo, rispettivamente al posto di Frattesi e Kayode.
Forse la risposta alla domanda iniziale è più semplice di quanto si possa immaginare: non siamo i più forti, ma abbiamo elementi su cui ripartire. Intendiamoci, il gap con le grandi, e in questo momento anche con molte medie, del mondo c’è ancora, e non è una vittoria di entusiasmo a poterlo annullare in cinque minuti. Questo non significa che bisogna partire scoraggiati, tutt’altro. Conosciamo i nostri limiti, ma siamo consapevoli che la luce in fondo al tunnel non si è ancora spenta. Una luce che per restare accesa ha però bisogno di tutte le forze a disposizione: sia dei giovani di belle speranze sia dei veterani di questo gruppo. Ha bisogno della corsa di Barella, ma anche della fame di Frattesi, dell’esperienza di Di Lorenzo e della velocità di Kayode, dei piedi di Bastoni e del talento di Romano. L’Italia che vuole tornare a far bene ovunque, e magari sfoggiare una prestazione nella prossima sfida contro la Francia, non può fare a meno di nessuno.