IL NUOVO CT

L'Italia 2.0 di Mancini ripartirà dal 4-3-3 e dalle idee che hanno portato all'Europeo

La difesa a quattro resta un marchio di fabbrica. Si cercherà di pescare anche dal meglio dell'Under 21 di Baldini

28 Lug 2026 - 15:02
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In un campionato di Serie A dominato quasi in blocco dal 3-5-2 e dai tre difensori centrali, Roberto Mancini non rinnega la sua identità. La strada tracciata per la sua nuova Italia riparte da dove tutto è iniziato: il 4-3-3, l’abito sartoriale con cui gli azzurri si sono laureati Campioni d'Europa a Wembley nel 2021.

Un’impostazione tattica collaudata, che avrà un'ulteriore conferma se Antonio Gagliardi rientrerà nel gruppo tecnico della nazionale. Proprio dalla sinergia tra quest'ultimo e Maurizio Viscidi (responsabile delle selezioni giovanili) è nato il celebre acronimo C.A.R.P. (Costruzione, Ampiezza, Rifinitura, Profondità), il manifesto tattico che ha gettato le basi della struttura offensiva azzurra. L'idea era quella di impostare dal basso, sfruttare le catene laterali, costruire 3+2, piazzare 4 giocatori alle spalle dell'unica punta, di cui 2 nei mezzi spazi (una mezzala e l'esterno sinistro che taglia lasciando la corsia al laterale basso). In fase difensiva pronta riaggressione e ricerca della verticalità. Concetti poco in linea con le logiche della Serie A. 

In cinque anni, anche se sembra strano, certi concetti sono superati e il calcio posizionale, messo in crisi dall'esasperazione dell'uno contro uno a tutto campo, non è più tanto di moda. Mancini lo sa e troverà soluzioni alternative. D'altra parte sono 25 anni che fa l'allenatore (non contiamo il periodo in cui lo faceva già mentre giocava...) e conosce il calcio come pochi. 

Provando a immaginare gli interpreti, il primo grande rompicapo riguarda le corsie esterne del settore arretrato. Con terzini moderni come Marco Palestra e Federico Dimarco, abituati nei club a fare i quinti di centrocampo a tutta fascia, servirà trovare il giusto equilibrio difensivo per non scoprirsi disponendosi a quattro.

In porta il punto fermo e intoccabile rimane Gianluigi Donnarumma. Davanti a lui, la cerniera centrale poggia sulla coppia formata da Gianluca Mancini e Alessandro Bastoni, con la possibilità di utilizzare Buongiorno (quando sarà di nuovo disponibile) e Scalvini (grazie all'assist di Sarri che lo porterà a imparare le nuove scalate della difesa a quattro). L'alternativa di lusso è Riccardo Calafiori, prezioso per la sua duttilità: difensore centrale di grande impostazione, ma all'occorrenza perfettamente a suo agio anche come esterno sinistro basso. A destra c'è sempre anche la soluzione Di Lorenzo

A centrocampo le chiavi della regia sono contese: se Nicolò Fagioli troverà la definitiva consacrazione ed esplosione ad alti livelli sarà lui il titolare, altrimenti spazio all'esperienza di Manuel Locatelli. Ai suoi lati, due mezzali di corsa, inserimento e qualità come Sandro Tonali e Nicolò Barella (con Frattesi e Pisilli pronti a giocarsi il posto). Davanti, il ballottaggio per la maglia numero 9 è più aperto che mai tra Mateo Retegui, Moise Kean e Gianluca Scamacca: tre profili diversi per caratteristiche, ma tutti pronti a contendersi il posto da titolare. Sulle corsie esterne d'attacco si cercano strappi e fantasia. A destra la speranza di tutti è ritrovare il miglior Federico Chiesa. In caso contrario, le garanzie rispondono ai nomi di Matteo Politano, Riccardo Orsolini o il sempreverde Mimmo Berardi. A sinistra, chiusa l'era Insigne, il padrone di casa può essere Mattia Zaccagni. Ma attenzione alla linea verde: sale forte la candidatura di Luca Koleosho.

La nuova Italia di Mancini è pronta a riaccendere i motori: fedele ai propri principi, ma proiettata al futuro.

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