Napoli, Ancelotti svela: "Ho convinto Hamsik a restare"

Il tecnico elogia Sarri e racconta alcuni retroscena: "Al Napoli internazionale di oggi, la lingua ufficiale è l`italiano"

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Nel Napoli che ormai è una realtà importante anche in Champions League, dove è rimasta l'unica italiana imbattuta, una delle grandi certezze si chiama Marek Hamsik, che dopo 12 anni all'ombra del Vesuvio continua ad aggiornare i suoi straordinari numeri: nella scorsa stagione ha superato il record di gol in maglia azzurra che apparteneva a Maradona (ad oggi sono 120 le reti dello slovacco) e lo scorso martedì, scendendo in campo contro il Psg, ha toccato quota 512 presenze superando nella speciale classifica Giuseppe Bruscolotti e diventando così il primatista assoluto.

Un traguardo importantissimo per il capitano e simbolo dei partenopei, che può festeggiare anche grazie al decisivo contributo di Carlo Ancelotti: "Sapevo che Hamsik aveva avuto un'offerta per andare via in estate, allora gli ho spiegato che per me era un giocatore importante e che mi avrebbe fatto piacere se fosse rimasto - ha svelato il tecnico di Reggiolo ai microfoni di Dazn - Gli ho anticipato che avrei voluto cambiargli ruolo: forse è proprio questo che lo ha convinto a rimanere, perché voleva provare qualcosa di nuovo".

Ancelotti, che ha confessato di essere tornato in Serie A anche e forse soprattutto per la possibilità di tornare a parlare italiano ("Dal punto di vista tecnico, parlare in inglese non crea nessun problema, ma dal punto di vista emotivo e psicologico parlare la propria lingua è tutta un`altra cosa. Al Napoli internazionale di oggi, la lingua ufficiale è l`italiano"), ha parlato anche del suo predecessore ("Il terreno non era solo ben arato, c`era già un`erba rigogliosa. Il lavoro che ha fatto Sarri è stato di fondamentale importanza") e del suo rapporto con il presidente De Laurentiis: "Ci eravamo già sentiti quando tentai di portare Cavani al Psg senza successo… quest`estate abbiamo fatto anche le vacanze insieme. Lui è un presidente che è diventato appassionato col tempo: adesso segue tutto, si informa su tutto, ma sa delegare. E' una persona molto schietta".

In chiusura anche una battuta su Dries Mertens: "All'inizio non è stato semplice perché non giocava sempre, ma sono cose normali: se non se la fosse presa sarebbe stato peggio".

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