Diego Maradona presentava "segnali d'allarme" che non furono presi in considerazione dai medici durante l'assistenza domiciliare prima della sua morte, avvenuta nel 2020. Lo ha dichiarato in aula il medico legale Carlos Cassinelli, nel processo a sette operatori sanitari accusati di una possibile negligenza che potrebbe aver contribuito alla morte del campione argentino. Maradona morì per insufficienza cardiaca ed edema polmonare acuto, due settimane dopo un intervento chirurgico. Secondo Cassinelli, nei giorni precedenti presentava un edema agli arti inferiori, gonfiore alle dita, difficoltà respiratorie, ipertensione e una frequenza cardiaca anormalmente elevata. "Nessuno è andato a vedere a cosa fosse dovuto quel gonfiore", ha detto il medico, definendolo un rischio potenzialmente letale. Il perito ha inoltre sostenuto che le condizioni dell'ex fuoriclasse di Barcellona e Napoli erano progressivamente peggiorate dopo la dimissione e che l'assistenza domiciliare fu un errore. Secondo la sua ricostruzione, Maradona avrebbe trascorso circa 12 ore in agonia prima di morire. I sette imputati respingono ogni responsabilità e sostengono che il campione, che aveva avuto problemi di dipendenza da cocaina e alcol, sia morto per cause naturali.