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Inchiesta curve, l'ex capo ultrà Luca Lucci chiede di patteggiare 8 anni in appello

Luca Lucci, ex leader della Curva Sud milanista, punta a un concordato a 8 anni nel processo d'appello sull'inchiesta "doppia curva"

14 Lug 2026 - 16:27
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Luca Lucci © ansa

Luca Lucci © ansa

Luca Lucci, l'ormai ex leader ultras milanista, ha avanzato istanza di concordato in appello a una pena complessiva finale di 8 anni di reclusione, con una sorta di patteggiamento in secondo grado e con il via libera della Procura generale milanese per l'accusa principale di essere stato il capo dell'associazione per delinquere che avrebbe gestito la curva Sud rossonera. In primo grado era stato condannato con rito abbreviato a 10 anni di reclusione.

È emerso dalla prima udienza del processo, davanti alla terza sezione della Corte d'Appello milanese, nel filone principale, con rito abbreviato, scaturito dalla maxi inchiesta della Dda di Milano, della Polizia e della Gdf ribattezzata "doppia curva".

In particolare, con il concordato in appello Lucci, come gli altri imputati, rinuncia in secondo grado ai motivi di impugnazione che aveva presentato, tranne quello sull'accusa di tentato omicidio. Per la difesa di Lucci, la "pena finale" di 8 anni è "proporzionata a quella irrogata ai coimputati resisi responsabili di fatti di violenza ma qualificati come subordinati a Lucci nel sodalizio" e a quella "irrogata agli imputati di fede interista la cui contestazione è aggravata dal favoreggiamento mafioso".

Tra gli altri imputati, invece, Alessandro Sticco ha presentato un concordato a una pena di 3 anni e 10 mesi, mentre Islam Hagag a 2 anni e 10 mesi. Tra gli imputati figurano, oltre a Caminiti, ritenuto dagli inquirenti vicino alle cosche della 'ndrangheta, pure gli altri ultras Renato Bosetti, Fabiano Capuzzo, Luciano Romano e Matteo Norrito. L'indagine nel settembre 2024 ha portato a una serie di arresti di capi ultrà e sodali della Nord interista e della Sud milanista di San Siro. Altri imputati, tra cui gli ormai pentiti ed ex capi della Nord Andrea Beretta e Marco Ferdico, hanno rinunciato a ricorrere in appello. In primo grado, nel giugno 2025, la gup Rossana Mongiardo aveva inflitto 16 condanne in totale a pene fino a quasi 90 anni di reclusione. In una tranche della maxi inchiesta era arrivata per Lucci e Cataldo anche un'ordinanza di custodia in carcere per il tentato omicidio Anghinelli, di cui il primo, per l'accusa, sarebbe stato il mandante.

La strada dei concordati in appello, su cui i giudici dovranno decidere nelle prossime udienze a partire dal 17 settembre, è stata intrapresa anche da altri sette imputati (tutti in pratica tranne Giuseppe Caminiti) e sempre per l'accusa di associazione per delinquere.

Per Lucci e per il suo ex vice, Daniele Cataldo, il concordato in appello non riguarda l'accusa sul tentato omicidio del 2019 dell'ultrà rossonero Enzo Anghinelli. Tra l'altro, stando a un ultimo verbale dell'inchiesta "doppia curva" depositato oggi in udienza dall'avvocato Jacopo Cappetta, Cataldo ha ora confessato il suo ruolo nella tentata uccisione di Anghinelli di sette anni fa. Altre ammissioni che si aggiungono a precedenti verbali del maxi procedimento, come quelli degli ormai collaboratori di giustizia Andrea Beretta e Marco Ferdico, ex vertici del direttivo della Nord interista.